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Il Sole 24 Ore

In Moldova la cantina dei segreti ... Putin ha sospeso gli acquisti - La regina Elisabetta cliente illustre. Storia e mercato. Fu lo zar Alessandro a migliorare la qualità della produzione chiamando esperti francesi. Le bottiglie più pregiate raggiungono anche i mille euro. Diplomazia dell’Est. Mosca ha bloccato l’import per inviare un messaggio al governo di Chisinau: non sono piaciute le critiche alla Repubblica di Transnistria... Cento metri sotto terra, con i fari accesi come se fosse notte e l’aria così umida che si trasforma in acqua. Vladimir ha venticinque anni e una laurea in Pubblica amministrazione ma ride felice perché da sei mesi ha trovato un lavoro. Fa la guida nelle gallerie tufacee di Milestii Mici, una vera e propria città del vino che si estende per centinaia di chilometri sotto i vigneti di una briciola geografica dell’ex Unione sovietica. Per raggiungere quella che una volta era la cantina del Cremlino basta mezz’ora di automobile da Chisinau, la capitale della Moldova. Uno Stato indipendente dal 1991 stretto tra Romania e Ucraina. La forte nevicata della notte sembra portare ancora più indietro l’orologio del tempo in quello che con la Bielorussia è ancora il Paese più povero d’Europa. Ma l’aria e il colore del cielo sono già quelli della primavera. Vladimir ha fretta di snocciolare tutti i numeri della cantina dei record sfoderando con orgoglio il libro del Guinness dei primati.
Milestii Mici è la sede della più grande collezione enologica del mondo con più di due milioni di bottiglie di vino. Ma nelle migliaia di enormi botti costruite con il legno dei Carpazi invecchiano almeno altri 65 milioni di litri. Le gallerie sono troppo lunghe per essere visitate a piedi. E allora quando si apre il grande portone della città sotterranea non si può fare a meno di salire sull’automobile. Solo qualche lampione fioco illumina lo sterrato mentre attorno si muovono come talpe enologi e operai. Tante donne, robuste e sulla cinquantina d’anni, si alternano nello scaricare cesti di bottiglie vuote.
Su duecento chilometri di cunicoli, circa una cinquantina sono stati trasformati in luogo di deposito, vinificazione e invecchiamento delle bottiglie. La profondità varia dai trenta agli ottanta metri con un’umidità relativa tra l’85 e il 95 per cento. La temperatura è costante e oscilla, sia in estate sia in inverno, tra i 12 e i 14 gradi centigradi. Le gallerie sono intitolate a vari tipi di vino. Si può scendere lungo la Strada del Cabernet, prima di girare verso est per imboccare la Strada del Pinot, dell’Aligote e del Feteasca. C’è anche una grande cascata d’acqua sotterranea perché la zona è ricchissima di sorgenti. Dietro una curva spunta un laboratorio per lo champagne, metodo classico. Ma il nome non può essere usato in Moldova, i francesi giustamente non vogliono; tuttavia in questa zona l’accesso è rigorosamente vietato.
La viticoltura in Moldova c’è da cinquemila anni, anche se le basi della tecnica moderna sono state gettate dai russi nel XIX secolo. Grazie al clima particolarmente indicato per l’uva da vino, fu lo zar Alessandro a invitare gli enologi francesi a lavorare in Moldova (l’allora Bessarabia). Le guerre mondiali hanno però distrutto molte vigne e cantine che sono state ricostruite dai sovietici solo dopo il 1950.
Anche il direttore del marketing di Milestii Mici è giovanissimo. Denis Jenu, classe 1982, ha sotto di sè un gruppo di ragazzi appena laureati che hanno occhi solo per il computer. Gli occhiali e la cravatta lo fanno serioso. Parla a fatica, in stile burocratico. D’altra parte questa e le altre cantine del Paese sono ancora in mano allo Stato. «Qui comandano il ministero della Cultura e dell’Agricoltura - dice -. Anche gran parte delle vigne sono pubbliche. Come il vino, del resto». A sentir lui, per una questione di privacy, dovrebbero rimanere segreti anche i nomi dei personaggi più o meno famosi che amano questo vino. Ma è solo un segreto di Pulcinella.
Vladimir davanti alle bottiglie da collezione del Negru de Porcari, il vino rosso più prestigioso della zona, fa vincere l’orgoglio sulla discrezione: «Queste sono quelle preferite dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra. Ne compra almeno tremila all’anno per i suoi regali. E non basta. Pochi mesi fa abbiamo ospitato anche il capo dell’Uefa, Michel Platini.
Qui veniva a rifornirsi divino anche l’ex presidente Leonid Kuchma, padre padrone dell’Ucraina fino alla rivoluzione arancione del 2005. Si sa pure che anche gli alti piani del Cremlino si sono sempre serviti in queste zone tanto che furono definite «i vigneti dell’Urss». E fu proprio nel 1969, durante l’era di Leonid Breznev, che le gallerie di tufo di Milestii Mici vennero trasformate in cantine. La Moldova fino a poco tempo fa era il nono esportatore del mondo per quantità e il primo per export di vino tra i Paesi orientali con i 6 milioni di ettolitri. Il 90% della sua produzione fiva all’estero e ben l’80% sulle tavole russe.
Ma Jenu non vuole fornire dati, ancora una volta dice che bisogna chiedere al ministero. Un altro top secret. Stavolta di mezzo c’è una patata bollente non da poco. Il recente blocco all’import di vino moldavo e georgiano decretato da Mosca nel marzo dello scorso anno è infatti diventato un caso internazionale. Secondo i russi nel vino moldavo si sarebbero rinvenuti pesticidi e metalli pesanti. Qualcun altro ha parlato addirittura di tracce radioattive. Ma sono motivazioni che sanno di pretesto. In realtà Vladimir Putin ha voluto mandare un messaggio a Chisinau per la sua politica contro l’autoproclamata repubblica filorussa di Transnistria (centro di traffici illeciti su territorio moldavo al confine con l’Ucraina oggetto anche di una missione Ue. Si veda Il Sole-24 Ore del 17 settembre 2006). Mentre di Tiblisi a Mosca non è andata giù l’azione contro i separatisti interni, anche qui filorussi, di Abkazia e Ossezia del Sud. Una partita tra repubbliche ex sovietiche che ha scatenato una vera e propria guerra del vino.
Ma nelle gallerie di Milestii Mici per ora si fa finta di niente. «Puntiamo tutto sulla qualità» ripetono mostrando le decine di medaglie conquistate nei vari concorsi internazionali e appese sui muri di tufo.
«E poi vogliamo allargare il nostro mercato a Paesi come Grecia, Olanda, Repubblica Ceca e Stati Uniti. Proprio ieri abbiamo fatto una degustazione con cibi giapponesi per verificare se in Oriente ci sia spazio per un futuro mercato. Tuttavia oggi - racconta ancora Denis - la nostra speranza è che in Moldova nasca finalmente una classe media che possa far crescere una generazione locale di consumatori e di amanti del buon bere». Perché qui, nonostante tutto, il vino è ancora un prodotto per soli benestanti. In cantina la bottiglia più economica è venduta intorno ai quattro euro mentre i pezzi da collezione raggiungono anche i mille euro.
Come l’Utreneia Rosa del 1975, o il Gingashi, un bianco dolce del 1968. La strada dunque è ancora lunga, i salari in Moldova oscillano tra 150 e 110 euro al mese.
I ragazzi e le ragazze di Chisinau nel centralissimo boulevard Stefan Ccl Mare fanno la fila per comprarsi cellulari e stivali con i tacchi a spillo, mentre nei pub va forte la birra locale che costa ben meno di un euro a bottiglia. Per l’exploit del vino si vedrà, la sfida più grande ora è quella dello sviluppo e della democrazia.
Appena fuori dai tunnel della città dell’uva, il primo sole di marzo acceca anche le operaie dalle braccia possenti che liberano le strade dai cumuli di neve trascinandoli su semplici sacchi di plastica. Ai quattrocento dipendenti di Milestii Mici per ora sembra andar bene così. Per loro il vino significa soprattutto sopravvivenza.

Le tappe
1528 - La storia del paese
Risalgono a questa data le prime notizie certe di Milestii Mici come paese. Ma tracce archeologiche risalgono ai secoli precedenti
1968 - La bottiglia più vecchia
È un vino bianco: il Gingashi
1969 - Fondazione
Nascono le cantine Se Qwc “Milestii Mici”
2003 - Premiazione
All’International Contests di Bruxelles, l’impresa ottiene due medaglie, una d’oro e una d’argento
2005 - Guinness
In agosto alla «Golden Collection è riconosciuto il record mondiale come la cantina più grande (due milioni di bottiglie)
200 chilometri
La lunghezza complessiva dei cunicoli scavati nel tufo a Milestii Mici, paese a trenta chilometri dalla capitale moldava Chisinau
55 chilometri
La parte delle gallerie destinate nel 1969 a deposito di vinificazione delle uve
2 milioni
Il numero di bottiglie della Collezione d’oro di Milestii Mici che secondo il Guinnes dei primati è la più estesa del mondo
1200 milioni
Il numero di botti di legno provenienti dai Carpazi destinate all’invecchiamento del vino
65 milioni di litri
La quantità del vino depositata nelle gallerie della cantina
1.000 euro
Il costo della bottiglia più cara, un’Ultreneia Rosa del 1975
4 euro
Il costo della bottiglia più economica
1968
L’imbottigliamento del vino più vecchio della cantina, un bianco dolce denominato Gingashi
(arretrato de Il Sole 24 Ore del 4 marzo 2007) 

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