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Il Sole 24 Ore

Illy scende in campo nella sfida del Tocai ... Lo scontro sul marchio. Dal primo aprile il vino dovrà cambiare nome... Dodici milioni di euro per promuovere il nome di un singolo vino nessuno li ha mai visti in Italia. Men che meno in Friuli-Venezia Giulia che, come promesso dal ministero delle Politiche agricole, dovrebbe beneficiare di tanta generosità per favorire il lancio della nuova denominazione del vino “Friulano”, in sostituzione del famoso “Tocai friulano”, destinato invece a sparire dal patrimonio enologico regionale e nazionale dal prossimo primo aprile.
No al nuovo marchio
Un improvvido quanto contestato (dall’Italia) accordo del 1993 tra Ue e Ungheria ha infatti decretato che solo ai Magiari, produttori del vino liquoroso Tokaj, spetta l’uso ditale denominazione. Ma quattordici anni dopo da quell’accordo e meno di tre settimane dalla sua efficacia, il finale di partita è tutt’altro che scontato. Intanto, perché nulla si sa dei tre processi istruiti presso la Corte di giustizia Ue (il primo dei quali, relativo alla sospensiva dell’accordo stesso deI ‘93, aprirà il dibattimento il prossimo 21 marzo). In seconda battuta, perché lo Stato italiano che a Lussemburgo appoggia una delle cause a favore del Tocai, a Roma promuove l’ipotesi “Friulano”. Ipotesi che non più tardi di una paio di settimane fa ha accusato una sonora sconfitta, prima dal Tar del Lazio e, in seguito al contro-ricorso del ministero, anche dal Consiglio di Stato: ambedue i giudizi hanno infatti dato ragione ai ricorrenti difensori del nome Tocai. Tutto questo, nello stesso istante in cui Bruxelles con apparente noncuranza della sintassi è riuscita a trasformare l’aggettivo “Friulano” in sostantivo, facendolo diventare denominazione di vigneto. Manna dal cielo per il ministro dell’agricoltura Paolo De Castro. Il quale, ricevendo l’altro ieri la carovana di politici, sindacalisti e vignaioli, avrà pensato bene di potere tagliare la testa al toro autorizzando i friulani a chiamare Tocai anche il vino 2006 destinato a essere imbottigliato in data successiva al 31marzo.
Viticoltori spaccati
Il ministro, però, ha fatto di più. Ha assicurato una copertura di quattro milioni di euro per tre anni a favore della professione locale, comunque si concluda la vicenda del nome. Abbastanza, insomma, per mettere a tacere anche i vignaioli più recalcitranti. E invece? Invece, accade che i friulani si trovino letteralmente spaccati in due fazioni. Da un lato Confagricoltura, Coldiretti e Federdoc che ritengono sia opportuno accettare il nuovo sinonimo, chiudere le polemiche e dedicarsi al rilancio della viticoltura regionale contando sulle provvidenze in arrivo da Roma. Dall’altro le cooperative, le cantine sociali e la Confederazione italiana agricoltori (Cia) schierati a difesa del nome. Il presidente di Federdoc Friuli, Stefano Trinco, dice: «Ovvio che siamo amareggiati nel dover rinunciare al Tocai friulano, ma per come finora si sono svolti i fatti temo che non ci sia più nulla da fare. I francesi al pari di noi da tempo hanno fatto la scelta di “Pinot gris”. Ritengo quindi che anche a noi non resta che puntare sul “Friulano”. Nome che meno di anno fa ha avuto il benestare anche di quanti oggi la pensano in modo diverso. Invece siamo qui ancora a perdere tempo prezioso». Non la pensano così nella parte “avversa”, quella degli ortodossi. Luigi Saini, direttore del Consorzio produttori di Cormons, osserva che «Tocai friulano è il nome di un vitigno internazionalmente riconosciuto. Lo stesso accordo Trip’s firmato da tutti i Paesi stabilisce il diritto inalienabile all’uso nel proprio territorio nazionale di una denominazione riconosciuta come prodotto della tradizione di quel Paese». «In virtù di questo principio - continua Saini - oggi esistono Paesi come Usa, Argentina e Australia che producono Tocai friulano e nessuno può intimare loro di sospenderne la produzione e la commercializzazione. Perché allora dobbiamo rinunciare proprio noi che a quel vitigno abbiamo dato i natali. E poi i due ultimi giudizi dei Tar del Lazio e del Consiglio di Stato che hanno bocciato il nome “Friulano” qualcosa varranno o no? ».
«Una soluzione condivisa»
In mezzo alla contesa apparentemente finita in un cul-de-sac c’è la Regione Friuli, che pure non ha mancato di esporsi in prima persona nel sostenere a Roma, a Bruxelles e a Budapest la tesi della tradizione, dimostrando che Tocai è tutt’altro che un’usurpazione ma il nome storico di un vitigno e di un vino che viene prodotto Friuli-Venezia Giulia dall’anno mille e che la sua origine deriva dal toponimo del fiume friulano Toccai. «La questione è certo complessa - osserva il Governatore della Regione Riccardo Illy, la cui famiglia oltretutto ha origini ungheresi-. Noi prendiamo atto di quanto il ministro De Castro sta facendo e si è impegnato a fare a favore della nostra viticoltura. E vero anche che la soluzione che la Regione auspica è quella di salvare il nome Tocai in quanto patrimonio storico del territorio e riferimento ampelografico indiscutibile della viticoltura friulana. «Siamo tutti impegnati a salvaguardare questo patrimonio - prosegue Illy -, sicché la scelta definitiva che auspico non può che essere la più unitaria possibile e deve venire dai diretti interessati, i produttori. Spetta a loro decidere». Chissà se e come il messaggio verrà recepito. Certo è che proprio questa mattina i fautori della tradizione si sono dati appuntamento a Udine per fare sentire le proprie ragioni. Gli organizzatori sostengono che, in virtù degli accordi Trip’s, il Governo italiano se lo volesse potrebbe adottare un provvedimento che permetta di mantenere il nome “Tocai friulano” senza contravvenire ai regolamenti comunitari. Viceversa, se questo intervento non dovesse arrivare, la Regione Friuli, in quanto autonoma, può promulgare un proprio decreto legge regionale per affermare l’inalienabilità del nome storico. Un invito che oggi verrà formalmente rivolto al Governatore Illy.

Il confronto con Budapest
Fiuli V. G./Ungheria

Vigneti (ettari) - 19.898/93.000
Produzione (ettolitri) - 1,5 milioni/5 milioni
Bianchi - 59%/65%
Rossi - 41%/35%
Export (ettolitri) - 250mila/1 milione

Il Tocai
Vigneti (ettari) - 1.166,4/ 5.000
Produzione (ettolitri) - 56.887/250mila

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