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Il Sole 24 Ore

L’etichetta made in Italy è garanzia di qualità ... Ricerche. Gucci e Armani brand più noti... Le donne cinesi e americane con buona capacità di spesa cercano il made in Italy perché lo considerano garanzia di alta qualità. E quanto emerge da una ricerca presentata all’interno della “Giornata della comunicazione” organizzata da Assolombarda ed effettuata da CE&Co, una società di ricerche di marketing guidata da Carlo Erminero, fondatore ed ex amministratore delegato di Demoskopea. Lo studio ha analizzato il posizionamento di alcuni prodotti italiani sui più importanti mercati statunitensi e cinesi in otto importanti filiere del made in Italy: alimentari, vini, abbigliamento femminile di qualità, articoli di abbigliamento sportivo, elettrodomestici, mobili per arredamento domestico, lampade, prodotti farmaceutici.
Per quanto riguarda l’abbigliamento, il 20% del campione (donne tra i 18 e i 50 anni con reddito elevato) cita almeno una marca italiana. I primi sei marchi italiani citati nei mercati americani considerati (East Coast e California), secondo il principio della “spontaneous awaress’, sono stati Gucci, Giorgio Armani, Prada, Dolce & Gabbana, Diesel e Versace. La ricerca ha evidenziato innanzitutto un atteggiamento positivo nei confronti dei prodotti italiani da parte delle consumatrici, per le quali il made in Italy non è solo moda e design, ma anche elettrodomestici e medicinali. Dall’indagine è emerso che la predisposizione favorevole nei confronti dei prodotti italiani precede la conoscenza delle marche e perfino l’esperienza dei singoli prodotti, a dimostrazione che la provenienza italiana sia di per sé garanzia di qualità.
La ricerca ha messo in luce la relazione molto stretta fra advertising e preferenza di marca: per erodere quote di mercato in arene così complesse, occorre una comunicazione distintiva, utilizzando i canali che in quei Contesti risultano più efficaci (non solo advertising classico ma fiere, eventi, spettacoli e azioni sul punto vendita). Una conferma dei dati viene da Debora Sinibaldi, giovane stilista che disegna la linea maglieria per il marchio francese del pret-a-porter di lusso Celine e firma una sua linea, sfilata alla recente settimana della moda milanese. “I cinesi sono diventati molto bravi, anche in lavorazioni complesse. E accettano di lavorare su piccoli lotti, mentre fino a qualche tempo fa chiedevano grandi quantitativi. Dal punto dei vista dei costi ci converrebbe produrre in Cina, ma non lo facciamo: perché i cinesi affluenti, che comprano il pret-a-porter di lusso italiano e francese, vogliono che ci sia scritto “made in Italy”. Altrimenti non comprano”.
(arretrato del Sole 24 Ore dell'11 marzo 2007) 

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