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Il Sole 24 Ore

Il Dna della vite non ha più segreti ... Enologia. Oggi “Nature” pubblica Lo studio di un’equipe italo-francese... Altro che vino dal gusto uniforme e globalizzato. Altro che spumanti e champagne senza bandiere contenenti Ogm. No. L’uva, il vino, il nettare di Bacco più desiderato da uomini e donne non ha mai avuto nulla di tutto questo.
Né mai lo avrà. Una cascata di genuine novità sta per inondare il futuro dell’enologia mondiale. Da oggi la bevanda moderatamente alcolica più antica del mondo non solo non conterrà geni modificati in laboratorio, ma strabilierà sempre più i palati dei consumatori per la naturalità dei suoi tannini e la gradualità dei sapori espressi, per l’infinita scansione degli aromi e la pregnanza dei profumi. E, perché no, per particolari proprietà organolettiche che potranno essere utilizza ti anche a fini terapeutici. Tutto questo per il semplice fatto che quanto finora si poteva ragionevolmente supporre in materia di vigna e derivati, è mente rispetto a ciò che la Scienza con la S maiuscola è ora in grado di dimostrare.
Una scienza che nella fattispecie ha i colori dell’Italia e della Francia, Paesi che da sempre sono culla della civiltà del vino e che ora sono anche la Patria del genoma della vite. Infatti, alle ore 18 di oggi, “Nature”, la prestigiosa rivista che, con “Science”, pubblica le grandi scoperte scientifiche dell’umanità, metterà in rete il primo e unico studio finora mai realizzato del genoma della vite, ovvero una descrizione genetica sequenziata in 480 milioni di paia di “basi azotate”, i famosi mattoni che costituiscono l’intero apparato della vitis vinifera, pianta che produce un frutto (l’uva) che si presta sia per il consumo fresco sia per la trasformazione in vino. Lo studio, dal titolo “The grapewine genome sequence”, porta la firma di un’equipe di scienziati italo-francesi, con la partecipazione di diversi dipartimenti universitari e centri di ricerca pubblici e privati coordinati da Enrico Pè della facoltà di Scienze dell’Università di Milano, Michele Morgante del Cribi-Università di Padova - che ha seguito la parte di sequenziamento affidato all’Italia - nonché dai professori francesi Anne-Francoise Adam Blondon dell’Inra-Università d’Evry e Jean Weissembach del Centro nazionale di sequenziamento Génoscope.
“I risultati di questo lavoro - ha dichiarato il professore Pé al Sole-240re - costituiscono una grande conquista nel campo della biologia vegetale. Quello che l’equipe di scienziati francesi e italiani ha ottenuto costituisce il punto di riferimento necessario per intraprendere in futuro qualsivoglia iniziativa che riguarda la coltivazione della vite e la trasformazione dell’uva in vino. Le conoscenze acquisite potranno essere utilizzate efficacemente e a costi decrescenti in progetti applicativi come, per esempio, la resistenza delle piante alle malattie o all’adozione di pratiche culturali compatibili con l’ambiente e a basso utilizzo dì fitofarmaci”. Attualmente la scienza è riuscita a completare il sequenziamento del genoma di tre soli prodotti vegetali: l’Arabidopsis thaliana, una pianta infestante nel 1996, quindi il riso e il pioppo.
Tutti lavori sviluppati da equipe di scienziati di diversi Paesi con gli americani spesso nella veste della guida. Nel caso della vite, invece, il merito è condiviso esclusivamente tra Italia e Francia, con i rispettivi ministeri dell’Agricoltura che hanno co-finanziato le ricerca con 12 milioni di euro, mentre altri tre sono stati reperiti tra Fondazioni bancarie, associazioni industriali e la Regione autonoma del Friuli-Venezia Giulia, l’unica regione ad avere creduto nel progetto di ricerca. Un progetto scientifico che - dichiara Giorgio Pasqua, presidente della sezione Vino dell’Unione industriali di Verona - applicato alla pratica permetterà a tutto il mondo di fare il primo vero passo importante nella conoscenza della vitivinicoltura del futuro”.

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