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Il Sole 24 Ore

Quando l’azoto salva la bottiglia ... Frontiere. La tecnologia cambia le modalità di fruizione... È innegabile quanto i new media, dagli anni Ottanta a oggi, continuino a influenzare la nostra vita, permutando e ricombinando le modalità di fruizione delle informazioni e dei prodotti del quotidiano. Grazie alle nuove tecnologie, la ricerca si è posta al servizio dell’accessibilità, e ha consentito anche al vino, spesso apprezzato in modo consapevole solo dagli appassionati, di arrivare al grande pubblico. Forse è proprio per questo che Riccardo Gosi, creatore di Enomatic, ovvero di un nuovo sistema in grado di mantenere integre le qualità di una bottiglia anche dopo settimane dall’apertura grazie all’immissione di azoto, parla di “rivoluzione democratica”. In Italia è l’unico ad aver lavorato in questa direzione, sfruttando un principio acquisito anche dall’azienda inglese Bermar International, che ha proposto “Le Verre de Vin”, un tappo che attraverso una pompa elettrica prima crea il vuoto all’interno della bottiglia e poi la sigilla. “Grazie a Enomatic - dice Gosi - molte persone, rispetto a prima, si possono permettere di gustare vini costosi, scegliendo anche più etichette, nel corso della stessa cena. La nostra crociata consiste nel far capire al pubblico l’importanza del vino, consentendogli di poterne godere nel modo giusto: questo il motivo che ci ha spinto a delineare, tra i nostri obiettivi per il 2008, la valorizzazione del vino al bicchiere”.
Questa tecnologia, già adottata e distribuita inoltre 65 Paesi, tra cui anche India e Turchia, pare venga apprezzata in particolare modo all’estero, soprattutto per la possibilità che offre al consumatore di scegliere il vino in maniera autonoma, senza alcuna mediazione, attraverso l’uso della cosiddetta winecard, un credito su supporto elettronico che permette di scegliere il vino in libertà perché, come dice Gosi, “è il cliente che sceglie indipendentemente da criteri di giudizio esterni, che potrebbero compromettere la sua scelta”.
Ma oltre a migliorare il grado di accessibilità a un prodotto, i new media possono anche favorire la fruibilità delle informazioni che vi ruotano attorno. Questo è il caso di “Vino Parlante”, un progetto nato per consentire al vino di “raccontarsi” senza intermediari, attraverso l’uso della tecnologia innovativa. I creatori sono Christian Fabrizio e Antonio Cardetta di Autoctono, società specializzata in eventi di comunicazione sul vino, il cui obiettivo è quello di aumentare l’ampiezza del raggio di diffusione delle informazioni, consentendo loro di raggiungere anche il consumatore medio. Protagonista del progetto è la “controetichetta”, ovvero un’etichetta multipagina costituita da dodici ante cartacee grazie alle quali sarà possibile contestualizzare il vino che si sta bevendo nel suo territorio di origine, nonché apprendere contenuti aggiuntivi sulla sua storia e sul vitigno di produzione: una sorta di libro portatile a costo zero.
Dov’è la tecnologia in tutto questo? “Siamo abituati a legare la tecnologia ai supporti informatici, ma non è solo così. Il sistema della etichetta multipagina - spiega Christian Fabrizio - è tutto fuorché anacronistico, in quanto conserva, rispetto agli altri strumenti, il più alto grado di fruibilità, ed è realizzato con sofisticati sistemi di stampa, frutto di tecnologia altamente specializzata. Noi partiamo dal presupposto che tutti devono poter accedere alle informazioni e che la carta sia il sistema migliore per farlo”.
Nel caso di Autoctono, infatti, si parte dalla carta per arrivare a nuovi strumenti: in un secondo momento, il progetto “Vino Parlante” affiancherà alle “controetichette” l’uso di tecnologie che permettano di acquisire notizie sul vino anche durante la fase di acquisto, magari attraverso l’uso di palmari e cellulari con fotocamera.
“L’uso della tecnologia - conclude Fabrizio - deve essere sempre rivolto a semplificare la vita al consumatore. Non possiamo chiedergli di dotarsi di uno strumento per acquisire contenuti, ma possiamo suggerirgli di utilizzare quello che già possiede - e sa usare -, anche per un nuovo scopo”.

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