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Il Sole 24 Ore

Il Barolo 2004 raddoppia: 12 milioni di bottiglie ... “Non abbiamo né voci né tanto meno preoccupazioni riguardo ad eventuali iniziative della magistratura nei confronti dei nostri vini”. Claudio Rosso, presidente del Consorzio di tutela del Barolo e del Barbaresco è assolutamente sereno nonostante le bufere che si stanno abbattendo sul mondo del vino. Il “re dei vini e il vino dei re”, questa la definizione che si è conquistato il Barolo, ha invece appena presentato con soddisfazione l’annata 2004, “un’ottima annata
- assicura Rosso - dopo un 2003 siccitoso”.
Grande annata sotto l’aspetto qualitativo, con un vino più equilibrato e che potrà invecchiare molto bene, ma di grande soddisfazione anche riguardo alle quantità: 12 milioni di bottiglie (contro i 6 milioni del 2002 e del 2003) e, praticamente, la totale saturazione del territorio vocato. In realtà Rosso aggiunge che si sta definendo la realizzazione di un Albo potenziale, per individuare tutti i terreni eventualmente ancora utilizzabili. Si tratterà, comunque, di aree limitate. Ma sarà un ulteriore intervento di controllo.
Anche se il presidente del Consorzio assicura che i controlli ci sono già, sono continui ed efficienti. “E dalle analisi - anticipa Rosso - emerge che i produttori sono in regola. D’altronde la discussione sul disciplinare del Barolo è stata molto accesa, negli anni passati, e i produttori hanno scelto il Nebbiolo in purezza, escludendo la possibilità di “tagli””. Chi preferiva un vino più “internazionale” ha preferito rinunciare alla produzione di Barolo per passare alla denominazione Langhe che consente un taglio del 15%. Grandi vini comunque, a partire da quelli di Angelo Gaja, ma non Barolo.
Il Barolo - ricorda Rosso - ha avuto invece problemi di contraffazione del marchio e dell’etichetta a livello internazionale. D’altronde oltre il 70% della produzione del grande rosso di Langa finisce all’estero, in particolar modo sulle tavole dei consumatori di Germania, Austria, Svizzera e poi Gran Bretagna e Stati Uniti (con problemi per la debolezza del dollaro). Ma ormai il Barolo è presente nei grandi ristoranti di tutto il mondo. Dalla Russia alla Cina, dal Giappone all’Ecuador.
Inevitabile, quindi, che si cerchi di copiarlo. Ci avevano provato in Germania, con etichette fasulle. “E ora - aggiunge Rosso - abbiamo trovato in Messico le bottiglie di Albarolo”, cioè un marchio che unisce Alba e il Barolo. Sul fronte interno, assicura il presidente, non si registrano invece problemi. Il controllo totale della produzione garantisce che il Barolo analizzato rispetta tutti i vincoli. In teoria è possibile che qualcuno, in una fase successiva, intervenga con operazioni scorrette, ma per ora nulla è emerso e si tratterebbe di casi isolati. Il fatto stesso che sia nettamente diminuito il ricorso alla barrique, dimostra che i produttori stanno riscoprendo il gusto tradizionale del Barolo, andando dunque in direzione opposta rispetto a chi preferisce un gusto internazionale.

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