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Il Sole 24 Ore

La qualità conviene a imprese e consumatori ... Il rafforzamento dei controlli aziendali in atto risponde a esigenze etiche oltre che legali. Madsen (Dnv): Italia all’avanguardia... Da qualche mese, la fiducia dei consumatori nella sicurezza degli alimenti che dal supermercato giungono sulle tavole è messa a dura prova, visti i recenti scandali alimentari. Eppure, la produzione di cibi di qualità da parte delle aziende non dovrebbe rispondere soltanto a precise norme di legge, ma anche a un imperativo etico di responsabilità sociale. L’impegno della filiera produttiva italiana è ben percepito dai consumatori, stando almeno a una ricerca condotta da Doxa per conto di Federalimentare, in occasione della campagna “Apertamente-Gusto responsabile” (in corso proprio in questi giorni per migliorare la percezione del comparto tra i media). Dai dati risulta che il 73% degli italiani è soddisfatto del cibo che porta in tavola, il 71% ha fiducia nei confronti della sua qualità e il 62% si sente garantito dai controlli fatti dai produttori. Il 51% (vale a dire, un consumatore su due), poi, ritiene più sicuri i prodotti dell’industria rispetto a quelli venduti dal contadino. Il rispetto delle norme igieniche (48%) e dei controlli del prodotto dall’origine al punto vendita (42%) sono i principali criteri di sicurezza alimentare percepiti dagli italiani. Dal canto della produzione, rispondere alle rinnovate esigenze del mercato implica investimenti di primo piano: secondo Federalimentare, infatti, le aziende italiane del settore impegnano in attività di analisi e di controllo sulla qualità e sicurezza dei prodotti circa 60mila addetti, pari a un settimo del totale, e sostengono costi per oltre 2 miliardi di euro l’anno. Ogni giorno vengono effettuate 2 milioni e 770mila analisi di controllo dalle circa 6500 aziende alimentari italiane: una media di oltre 400 analisi e controlli ad azienda. E una ricerca del Cies Food business forum rivela come la food safety sia salita, tra il 2007 e il 2008, dall’ottavo al secondo posto nella top ten delle preoccupazioni dei manager dell’alimentare in tutto il mondo. La sicurezza conviene, anche perché, stando a dati dell’ente di certificazione Det Norske Veritas (Dnv), il 52% degli italiani è disposto a pagare il 10% in più per portare a casa alimenti sani e privi di rischi per la salute. L’implementazione di rigidi standard per il controllo della sicurezza, insomma, risulta vantaggiosa tanto per i consumatori quanto per le aziende produttrici, che potrebbero superare con meno perdite l’attuale rallentamento economico e la crisi dei consumi. “L’Italia è da tempo all’avanguardia sul fronte della sicurezza alimentare - commenta il danese Henrik O. Madsen, presidente e amministratore delegato mondiale di Dnv - I1 vostro Paese è leader in Europa, tanto che la normativa italiana Uni sulla rintracciabilità è stata poi recepita a livello comunitario come standard Iso; viceversa, non c’è nulla che l’Italia debba ancora apprendere dagli altri Stati europei come la Francia o la Germania”. Secondo il presidente, l’attenzione alla sicurezza è destinata ad aumentare ancora nel prossimo futuro, soprattutto “in uno scenario in cui l’industria alimentare è sempre più globalizzata, tanto dal punto di vista delle materie prime che da quello dei prodotti per il consumatore”. Il caso del latte alla melamina, spiega ancora Madsen, ha dimostrato che “i controlli campionari del passato non sono più sufficienti. Potevano esserlo quando si trattava semplicemente di verificare la qualità degli ingredienti, ma oggi si tratta di individuare quello che non dovrebbe esserci”. L’unica soluzione, conclude il presidente, sta nell’adottare senza alcuna riserva il concetto di rintracciabilità di filiera, abbinandolo a quello dei controllo risk based “calibrati sulla base di criteri di affidabilità che possano essere attestati da enti terzi”. Di simile avviso Giandomenico Auricchio, presidente di Federalimentare, che conferma come l’Italia sia “ai primi posti in Europa, se non addirittura prima in assoluto, sul fronte della sicurezza alimentare”.

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