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Il Sole 24 Ore

Sarà lunga marcia, parola di chef ... Intervista a Salvatore Cuomo... “I primi ristoratori che sono arrivati in Cina una decina di anni fa hanno pensato solo a fare soldi. Così facendo, hanno fornito un’idea sbagliata della cucina italiana e hanno rovinato il mercato. Ora è tutto da rifare”. Salvatore Cuomo non le manda a dire: in un mercato ancora tutto da costruire come quello cinese, fare ristorazione di bassa qualità rende un pessimo servizio all’immagine dell’agroalimentare made in Italy. Trentasette anni, padre napoletano e mamma giapponese, Cuomo negli ultimi dieci anni ha costruito un impero della ristorazione nel Sol Levante.
E tre anni fa, ha deciso di tentare l’avventura cinese aprendo a Shanghai quello che nel giro di poco tempo è diventato il più famoso e gettonato ristorante italiano in tutta la Cina (The Kitchen), e ora bissando con YS Table, uno spazio di 3mila metri quadri e oltre 500 coperti situato nel World financial center. “Noi ristoratori, esattamente come in Giappone una quindicina di anni fa, abbiamo un compito importantissimo perché portiamo i cinesi al primo contatto con il cibo italiano sottolinea Cuomo . Per questo motivo, non dobbiamo inviare messaggi sbagliati. Dobbiamo offrire l’autentica cucina italiana, quella fatta di materie prime di qualità. Abbasso le salsette, la crema e la panna. Evviva la pizza, la pasta e tutto ci che si prepara in modo semplice”.
L’idea è buona, ma si scontra con le abitudini alimentari locali. “In Giappone per la ristorazione italiana fu tutto più semplice, perché anche i giapponesi amano una cucina semplice basata sulla freschezza delle materie prime prosegue Cuomo . I cinesi, invece, preferiscono piatti più elaborati e quindi spesso non apprezzano le nostre pietanze. Ma non importa: dobbiamo cercare di educarli ai nostri gusti, senza scendere a compromessi”. Per arrivare alla meta, la lunga marcia dell’agroalimentare italiano avrà bisogno del sostegno dei mezzi d’informazione cinesi. E anche di una costante opera promozionale da parte delle istituzioni italiane che, negli ultimi tempi, al mercato cinese hanno dedicato assai più risorse rispetto al passato. Ciononostante, non si potranno bruciare le tappe. “Ci vorranno altri 10-15 anni prima che in Cina si formi un mercato vero per i nostri prodotti alimentari” conclude Cuomo.

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