02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Il Sole 24 Ore

La qualità salva la stagione ... Operatori soddisfatti anche se il maltempo ha ridotto le rese (-10%)... Premi di primo insediamento per spingere i giovani a investire nel settore... Oltre 3.500 aziende agricole che operano su 52.560 ettari. Altrove sarebbero solo cifre. In Valle d’Aosta sono gli indici di un miracolo. Perché come ricorda Giuseppe Isabellon, assessore all’Agricoltura della Vallée solo il 3,5% del territorio ha una pendenza inferiore ai 15%, mentre il 15% di territorio ha una pendenza tra il 4l e il 50% e il 32% ha una pendenza tra 51 e il 6%. Una condizione che trasforma l’agricoltura e l’allevamento in una sfida quotidiana per tutti gli operatori del settore. Eppure la regione può contare su quattro Dop (Fontina, Fromadzo, Vallée d’Aosta Jambon de Bosses, Vallée d’Aoste Lard d’Arnad) e su trenta prodotti agroalimentari tradizionali che spaziano da quelli a base di carne ai prodotti derivati dal latte, da alcuni tipi di mele al miele, dalla grappa algenepì, all’olio di noci. Senza dimenticare, ovviamente, il vino. Con la Doc Valle d’Aosta che raggruppa 7 sotto denominazioni di zona e 19 di vitigno.
“Quest’anno sottolineano all’Assessorato a causa delle cattive condizioni metereologiche, la produzione vitivinicola regionale ha subito un calo medio del 10%, con punte del 60% in alcune zone della Bassa Valle. Ma il calo quantitativo non ha influito sulla qualità”. La vendemmia di quest’anno è stimata in 23.800 quintali, per una produzione di 11.200 hl per i vini Doc e di 5.500 hl per i vini da tavola. Nessuna crisi, comunque. Tanto che per il prossimo anno si prevedono reimpianti per 15 ettari di vigneto, un trend sostanzialmente costante negli ultimi 10 anni. Anche la produzione di mele ha registrato un calo nel 2008, con una flessione del 10-15% rispetto a una media di 35 mila quintali annui mentre la produzione di pere si aggira intorno ai 5 mila quintali. Nonostante le difficoltà legate al terreno montano, dunque, l’agricoltura valdostana riesce a garantire una sufficiente varietà. Evidenziata anche dalle numerose aziende alimentari che utilizzano la produzione locale. Basti pensare alla Bertolin di Arnad che ha fatto conoscere il lardo valdostano (ma anche altri insaccati) ben oltre i confini regionali. O ancora le numerose distillerie che propongono bevande alcoliche ottenute anche in questo caso da produzioni locali.
Diverso il caso della Via delle Indie, colosso delle spezie e delle erbe aromatiche con sede a Champdepraz: una collocazione non legata alla produzione agricola ma alle politiche industriali della Vallée. In ogni caso Isabellon sta ora puntando al rafforzamento dell’abbinamento tra settore agricolo e turistico. L’obiettivo è di garantire un elevato livello qualitativo dell’offerta turistica ed enogastronomica ma anche, attraverso la filiera corta, di incrementare la vendita e il consumo in Valle dei prodotti Dop e Doc, con positive ricadute economiche sulle aziende locali. “Per questo prosegue Isabellon - una legge regionale ha istituito il contrassegno di qualità Saveurs du Val d’Aoste, un marchio al quale possono aderire aziende ed esercizi pubblici che promuovono e valorizzano i prodotti agroalimentari ed enogastronomici della tradizione, della cultura e del territorio”. Sedici aziende hanno già ottenuto il contrassegno e nuove iniziative formative sono in corso per accrescere il numero degli aderenti. Ma è evidente che tutto questo sistema può reggere solo se il ricambio generazionale è assicurato anche in agricoltura. “La Giunta regionale ricorda l’assessore ha approvato a luglio i criteri applicativi delle misure che riguardano l’ìnsediamento dei giovani agricoltori. il prenensionamento degli imprenditori e dei lavoratori agricoli”. Ma anche altre misure che vanno dall’accrescimento del valore aggiunto dei prodotti forestali al sostegno alle attività di promozione dei prodotti di qualità alimentare, dal rinnovamento dei villaggi rurali alle incentivazioni di attività turistiche. E Isabellon può sottolineare che la Vallée prevede, a livello europeo, la più alta indennità compensativa e che il premio di primo insediamento per i giovani è stato notevolmente incrementato, proprio per favorire il ricambio generazionale nelle aziende. Evitando così che i giovani lascino i campi per approdare, come accaduto troppo spesso, a un tranquillo posto pubblico in Regione.
Autore: Augusto Grandi

Copyright © 2000/2019


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2019

Pubblicato su

Altri articoli