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Il Sole 24 Ore

Vecchioni: “Sbloccare 300mila ettari di terreni demaniali” ... “Una strategia per l’agricoltura” ... Appello a Tremonti: sbloccare 300mila ettari di terreni demaniali... Due giorni di confronto con gli attori dell’economia e della politica per rimarcare la centralità dell’agricoltura. E per sottolineare l’esigenza “di un disegno di ampio respiro per dare organicità e organizzazione all’intera filiera agroindustriale”. E con questi obiettivi che questa mattina, a Taormina, Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, apre la terza edizione dei Forum sulla competitività del settore.
Presidente, qual è oggi il significato della vostra iniziativa?
L’agricoltura nel suo complesso è un forte antidoto alla crisi in una logica internazionale. Siamo a due settimane dal G8 che l’Italia ospiterà in Sardegna, ma il ricordo delle forti speculazioni del 2008 sul mercato delle materie prime e dei cereali in particolare, è ancora vivo. Anzi: le cause di quella situazione non sono ancora state corrette.
Qual’è la tesi di fondo del forum di quest’anno?
È innegabile l’esigenza di una governance globale per scongiurare questo tipo di crisi. Per evitare una nuova impennata dei prezzi a livello mondiale a fonte di una caduta dell’offerta.
Chi, a suo giudizio, dovrebbe partecipare a costruire questa nuova governance?
Occorre riformulare le dinamiche di confronto per giungere a degli accordi multi e bilaterali tra Paesi. Inoltre organizzazioni come l’Omc, la Fao, l’Onu e la Banca mondiale devono trovare una più mirata integrazione di politiche e azioni. I Governi, invece, devono focalizzare sul tema materie prime le stesse attenzioni che dedicano all’energia o all’industria.
L’emergenza delle materie prime ha tuttavia messo in luce la debolezza strutturale del sistema Italia.
Per questo proponiamo alle istituzioni la necessità di un disegno strategico di lungo periodo per rilanciare la competitività dell’agricoltura italiana e delle filiere ad essa collegate. La politica deve comprendere che se l’agricoltura vale il 2,5% del Pil, il sistema nel suo insieme contribuisce per quasi il 16%. Un potenziale che potrebbe crescere ulteriormente, ma servono interventi.
Da dove cominciare?
Dalla semplificazione. L’agricoltura è uno dei primi settori che ha fatto i conti con la riforma del Titolo Quinto della Costituzione. Ha toccato per prima con mano il federalismo, sperando di trovarne vantaggi. La burocrazia invece si è moltiplicata. Di agricoltura si occupano le Regioni, le Province, le Comunità montane, gli Ispettorati. Sono stati moltiplicati gli sportelli pagatori con gli uffici regionali dell’Agea. E questo ha comportato solo una moltiplicazione degli adempimenti e delle carte. E poi dobbiamo guardare al futuro e quindi ai giovani.
In che modo?
Riformando la legge sugli affitti che è ormai vecchia di vent’anni. Sbloccando, e questo è un appello rivolto al ministro Giulio Tremonti, gli oltre 300mila ettari di terreni pubblici da utilizzare come seminativi. Servono riforme. A cominciare dai servizi, per accorciare la catena degli oneri e dei costi, ancora troppo elevati.
Tirando le somme, presidente Vecchioni, lei sta gettando le basi per una nuova agricoltura italiana. Tuttavia nel settore operano, oltre a Confagricoltura, altre due organizzazioni: Cia e Coldiretti. E poi c’è il ministero. Chi si siederà al tavolo?
Credo che il sistema sia maturo per superare la logica generica del modello famigliare o industriale. In Italia l’agricoltura ha differenti volti, ma sono tutti necessari per la salvaguardia del territorio e per la produzione di qualità. Tutti gli obiettivi sono perseguibili. Gli elementi distintivi non sono poi così significativi. Ci sono le condizioni per elaborare proposte, al Governo il compito di fare la sintesi. Le contingenze dei mesi scorsi hanno avuto il sopravvento e radicalizzato le posizioni. Questo atteggiamento ora deve venire meno per affrontare, in un contesto economico non facile, il rilancio di un settore fondamentale per il Paese.

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