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Il Sole 24 Ore

Alle imprese agricole la burocrazia costa tra miliardi di euro ... L’insostenibile pesantezza della burocrazia. Per le imprese agricole il sovrapporsi di norme su norme, l’ineffìcienza del sistema, la necessità di confrontarsi con mille interlocutori pubblici tra strutture centrali e periferiche e le interminabili attese rappresentano un ostacolo allo sviluppo e alla stessa sopravvivenza. A lanciare l’allarme è stata la Cia che ha aperto un confronto sulla semplificazione con gli operatori e i ministeri delle Politiche agricole, della Funzione pubblica e del Lavoro. E al convegno è arrivata la notizia che anche l’agricoltura rientra nel piano Ue taglia-burocrazia.
Il costo che le aziende agricole devono pagare annualmente a quello che il presidente dell’Organizzazione, Giuseppe Politi, ha definito “un mostro tentacolare” è alto. La Cia ha quantificato in circa 7mila euro la bolletta media di un’azienda per un costo complessivo di 3 miliardi. Sono 110 le giornate impegnate per sbrigare le pratiche e l’aspetto ancora più allarmante è che si tratta di un trend in crescita: nel 2000 infatti ne bastavano 6.
Oltre il 90% delle imprese punta l’indice contro la complessa macchina statale accusata di essere tra le cause dello stallo degli investimenti e delle assunzioni. Il 34% delle aziende ha rinunciato a creare nuova occupazione, il 25,5% ha archiviato piani di innovazione e ammodernamento, e il 18,7% è stato costretto a ridurre le coltivazioni. Nella classifica degli adempimenti più soffocanti in cima alla lista ci sono quelli specifici del settore, ma per l’80% delle aziende sono pesanti gli oneri fiscali e per il 75% quelli per la sicurezza del lavoro. La Cia chiede perciò una valutazione dell’impatto burocratico. E tra le proposte di razionalizzazione lancia la “carta dell’agricoltore”, una banca dati unica di accesso per la Pubblica amministrazione, che rappresenterebbe un’evoluzione del “fascicolo” utilizzato oggi solo per accedere ai contributi Ue. L’organizzazione chiede anche la razionalizzazione dei controlli, lo snellimento delle procedure e la riduzione degli oneri. In una parola il rispetto dell’input dell’Unione europea di ridurre del 25% il carico dell’apparato burocratico. Politi ha anche chiesto di metter mano agli enti inutili. “Penso a Buonitalia - ha detto- che non sta svolgendo alcuna attività. O si trasforma in una vera società di promozione aprendo il capitale ai soggetti intereressati oppure va travasata nell’Ice. Non servono più neppure i Consorzi di difesa, perché l’agricoltore può svolgere direttamente gli stessi compiti”.
Peri il sottosegretario delle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio, il fascicolo aziendale rappresenta un esempio di buona amministrazione. Buonfiglio ha difeso anche l’operato dell’Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura) che consente all’Italia di incassare 6 miliardi di fondi Ue. Ma bisogna andare avanti, soprattutto sul fronte dei controlli che rappresentano l’onere maggiore per le aziende e per i quali secondo il sottosegretario è urgente il riordino. Così come ha auspicato una razionalizzazione delle domande alla Ue “è inutile presentarle ogni anno se i dati sono gli stessi”.
Silvia Paparo, dirigente della Funzione pubblica, ha assicurato che in tempi brevissimi si procederà nel quadro dell’operazione taglia-oneri alla misurazione del peso della burocrazia in agricoltura che si affiancherà cosi agli altri settori già monitorati. L’oiettivo finale è di tagliare compessivamente 18 miliardi. Anche sul fronte del lavoro, dove un’importante sforbiciata è stata fatta con il “Librounico”, l’amministrazione, ha sostenuto Pierluigi Rausei, è pronta a fare un passo avanti ma con la collaborazione delle confederazioni e soprattutto di Inps e Inail.

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