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Il Sole 24 Ore

Anche il sommelier va in cerca d’Albo ... Attestazionc di origine controllata anche per i sommelier. O meglio, controllata con maggior rigore. L’idea è nel disegno di legge 720/2008, la cui discussione in Senato è iniziata ieri, durante la 9° Commissione permanente su agricoltura e produzione agroalimentare. La proposta di istituire, presso le Camere di commercio, gli albi provinciali degli assaggiatori di vino.
Il problema è che il numero di esperti con tastevin al collo “è cresciuto tantissimo - spiega il senatore Pdl Gamba, primo firmatario del disegno - e ora c’è la necessità di una qualche disciplina”. Inizialmente la qualifica di sommelier si otteneva tramite l’Ais (Associazione italiana sommelier), “ma poi i corsi si sono moltiplicati, come le proteste di chi vedeva conferire l’attestato di sommelier a fronte di un minor rigore”.
È questa situazione a porre le premesse per il disegno di legge che, oltre a prevedere sanzioni per l’esercizio abusivo della professione, subordina l’ingresso all’albo a un esame di abilitazione. Qualcosa di simile accade già dai nostri “enorivali” francesi, dove il sommelier doc si riconosce perché ha, appesi alla parete, due diplomi statali. Nel progetto italiano per accedere all’esame è necessaria una specifica formazione o un diploma di laurea, o un attestato di un istituto professionale, o la frequenza a un corso di specializzazione attivato presso le università.
Le principali associazioni accolgono positivamente l’idea di un albo, poiché, come rileva il presidente della Federazione italiana sommelier, Vittorio Ama Cardaci, “è necessario un riconoscimento dei corsi di qualità”. Ma il disegno di legge lascia anche dubbi, perché “per l’accesso all’esame serve un titolo rilasciato dagli istituti riconosciuti dallo Stato, a cui noi dovremmo trovare un modo per agganciarci”. Il senatore Gamba, però, prevede “un riconoscimento, su basi oggettive, anche delle associazioni realmente qualificanti”. In Italia, dove il vino si intreccia saldamente a cultura e tradizione, “mastri coppieri” o aspiranti tali sono un nutrito esercito. Solo l’Ais conta più di 31mila soci e una decina di altre associazioni offrono corsi di alto livello che, forse, potranno continuare a sfornare “dottori del vino”. Pronti per l’albo.

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