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Il Sole 24 Ore

Sul vino deciderà Bruxelles ... Scatta il 1° agosto la riforma della normativa sulla produzione: ora sarà la Ue a definire le denominazioni. Italia in ritardo sui decreti attuativi. È corsa alla difesa delle vecchie Doc... Sulla carta non dovrebbero esserci più scorciatoie. E neanche appigli per contestare qualsivoglia punto della riforma che coinvolge tutti i paesi dell’Unione europea. Anche se poi il 97% di 170 milioni di ettolitri vengono prodotti da sette nazioni 27. Ciò non impedisce a Paesi non produttori di aspirare a fare vino, magari utilizzando materie prime diverse dall’uva. Fantasticheria? Tutt’altro, visto che Paesi come la Finlandia hanno osato chiedere di poter vinificare utilizzando la frutta fresca. Pressapoco come già fanno i cinesi con il “pu tao jiu”, il “vino” ottenuto dalla distillazione di vegetali vari. Tanto basta per capire i rischi a cui è sottoposta nella stessa Ue un’attività produttiva fiorente e la cui cultura affonda nella storia millenaria di Enotria. È per questo che con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue dei regolamenti 606/09 (pratiche enologiche) e 607/09 (denominazioni, indicazioni ed etichettaggio) attuativi del regolamento 479/08, la riforma Ocm del mercato del vino diventa definitivamente operativa. E a nessuno è più permesso stravolgerne il contenuto. Almeno fino alla prossima riforma. Anche perchè pericoli come il vino rosato miscelato o l’uso indiscriminato del nome del vitigno in etichetta (insieme all’annata, per quanto riguarda i vini comuni) sono stati provvidenzialmente stoppati. Ma non ha certo impedito che al Comitato vini Doc potessero giungere in poche settimane 200 richieste per nuove denominazioni o semplicemente per modificare il contenuto delle vecchie Doc. Del rosato si sa già tutto. Ora sappiamo anche quelli che sono i paletti posti all’uso dei “varietali” per i prodotti da tavola. La preoccupazione lamentata a questo proposito dai vignaioli italiani, per quanto meno spettacolare rispetto ad altre vicende del recente passato (trucioli, vino Doc in confezioni di cartoni), ha indotto il ministero delle Politiche agricole a reclamare autonomia nazionale nella scelta dei “varietali”. Il che ha permesso di limitare il provvedimento a cinque soli vitigni alloctoni diffusi nella Penisola: si tratta del Cabernet nella versione Franc e Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sauvignon e Syrah. Nessun vitigno nazionale è, dunque, coinvolto. Nemmeno il Pinot grigio, che certo ha una storia più recente rispetto ad altri mille e uno vitigni autoctoni. Ma è il “bianco” che nelle ultime due decadi ha rappresentato meglio di chiunque altro l’immagine del vino italiano di classe sui mercati esteri. E certo anche per questo il più clonato a livello mondiale. Ora, circoscritta la materia dei vini comuni, l’attenzione dei produttori è tutta rivolta sulla ben più importante questione delle denominazioni di origine e dei relativi controlli affidati a enti terzi. Infatti, tra i punti salienti della nuova Ocm vino c’è il passaggio della normativa dal sistema delle Doc/Igt al sistema delle Dop/Igp. Una catarsi epocale che scombussola solo in parte un modello vecchio di quasi 50 anni (la prima legge nazionale sulle denominazioni di origine risale al 1963), dato che le varie dizioni nazionali restano ufficialmente valide. Quel che cambia è, invece, la procedura necessaria per l’ottenimento della denominazione stessa. Oggi questo compito è affidato al Comitato nazionale vini Doc, ma dal primo agosto la competenza decisionale passa ai funzionari di Bruxelles. Il che significa che nel caso di proposta per il riconoscimento di una nuova Doc o Igt, la trafila diventerà quantomeno più complessa. Certo i tempi per raggiungere l’obiettivo sarà assai più lungo, rispetto a quanto impiegato dall’iter seguito dal Comitato nazionale vini Doc. Il cui ruolo, anche con la nuova Ocm, resta valido fino al 2011. Vale a dire un tempo sufficiente per smaltire tutte le pratiche Doc e Igt già imbastite, comprese quelle che si stanno accumulando in questi ultimi giorni sul tavolo dei membri del Comitato. Quante siano di preciso non si sa. Lo stesso presidente del Comitato, Giuseppe Martelli, parla di circa 160 pratiche arrivate nelle ultime settimane. Un dato che potrebbe anche sfondare il tetto di 200 entro fine mese. Non poco per un paese che già oggi vanta la leadership mondiale in materia di denominazioni di origine (41 vini Docg e 316 Doc) e di vini con l’indicazione geografica di territorio (120 Igt). A questo punto l’interrogativo che più si sente fare in giro è come si procederà con i controlli. Con l’attuale sistema di Ocm che va a finire i controlli spettano ai Consorzi di tutela, nonostante da più parti sia stato evidenziato un forte conflitto di interessi. Con la nuova riforma questo conflitto viene meno: l’attività di controllo infatti dovrà essere affidata a enti terzi. Un compito tutt’altro che facile, visto che al momento i due soli enti riconosciuti dal ministero riescono al massimo a gestire tra il 60 e il 70% delle denominazioni in essere. Cosa ne sarà, del resto, nessuno sa dire nulla. E d’altra parte gli stessi vignaioli e viticoltori sono i primi a stringersi nelle spalle, lasciando capire che fin quando non ci saranno i vari decreti attuativi nazionali il rischio che si corre è vedere tutta l’attività bloccata. Il che con la vendemmia che incalza è davvero uno scenario poco edificante.

I punti chiave ... Le indicazioni...

Tra i punti qualificanti della nuova riforma del mercato del vino vi sono le denominazioni d’origine. Con la nuova Ocm, la Ue ha cambiato la norma del sistema Doc/Igt uniformandola al sistema delle Dop/Igp già in essere per tutti i prodotti agroalimentari. In pratica, pur permettendo ai paesi membri l’uso anche per il futuro delle dizioni Docg/Doc/Igt, si è stabilito che per le future denominazioni e indicazioni l’iter di riconoscimento spetterà a Bruxelles. A formulare la proposta sarà, come prima, una rappresentanza qualificata di produttori. Ma mentre prima la procedura terminava con il via libera di Roma, ora la valutazione e quindi la definizione della nuova Do verrà fatta dai funzionari Ue. Anche i controlli relativi al rispetto del disciplinare non saranno più di competenza dei vari Consorzi di tutela, ma verranno affidati a enti terzi ufficialmente riconosciuti a livello nazionale e
comunitario.

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