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Il Sole 24 Ore

“Il calo delle quotazioni non fa bene al settore” ... “C'è una soglia a tutto, anche ai bassi prezzi. Prenda le uve di questa vendemmia: i pochi indicatori acquisiti dicono che questi prezzi sono sottocosto. E questo non mi piace proprio. Se continua così a saltare è tutta l’agricoltura”. Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini (Giv) - 82 milioni di bottiglie per il 75% esportate e 300 milioni di fatturato con marchi come Melini, Santi, Negri, Formentini, Lamberti, Folonari) - è molto preoccupato per l’involuzione dei valori delle uve. Preoccupazione che interessa chi vende e più di chi acquista. Il Giv, in quanto Spa dall’inizio dell’anno, non ha più soci conferitori ma è diventato acquirente netto sul mercato, con una stima per il 2009 di oltre 400mila quintali di uve su 650mila lavorate in totale. “Sento parlare di prezzi in caduta del 10, 20 e persino del 30 per cento un po’ in tutta Italia. No, non si può svilire un settore con questa spirale negativa. So bene che ci sono colleghi che con questo ribasso vanno a nozze, ma personalmente non ritengo che sia l’approccio più appropriato da seguire”. La domanda mondiale di vino si trova in un cono d’ombra. Ma di questo mercato non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. “Oggi - spiega Pedron - a soffrire di più sono quei vini che fino a qualche tempo fa, non si sa perché, venivano strapagati. Oggi il consumatore italiano e internazionale, crisi o no, è più attento alla spesa. Prendiamo il caso dell’America, dove il Giv è grande esportatore. Ebbene se analizziamo l’export di vino italiano o francese, vediamo che la curva complessiva flette in modo considerevole. La realtà è però un’altra, perché a soffrire sono i vini che vanno a scaffale sopra i 10/12 dollari la bottiglia. Quelli sotto i 10 dollari crescono. E, mi creda, sono vini molto buoni”.

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