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Il Sole 24 Ore

Scoppia la bolla champagne. A Parigi al via i maxi-sconti ... Ribassi fino al 50% per eccesso di magazzino e bisogno di cassa... Lvmh: per noi nessuna svendita, ma la domanda scende del 11-12%... Carrefour propone uno champagne a 8,9 euro, tal Hubert de Claminger. E negli ipermercati di Leclerc ne è comparso un altro, pure lui finora sconosciuto, un certo Leo Deviroy, a 8,95 euro la bottiglia. I francesi guardano le pubblicità sbigottiti: robe da pazzi. Fino a qualche mese fa era difficile trovarne sotto i 12-13 euro, già considerato un prezzo conveniente. Sì, la bolla dello champagne in queste vacanze natalizie è scoppiata davvero. Chi alimenta il nuovo business? Non è chiaro. Le grandi maison, in testa Moët Chandon e le altre griffe del colosso Lvmh, assicurano che non sono loro a nascondersi dietro questi marchi fittizi. Ideali per liberarsi di stock invenduti. Facciamo un passo indietro. Fino al 2008 le maison sulle colline di Reims, la terra delle bollicine, hanno vissuto un boom senza precedenti, a livello di produzione, vendite e prezzi. Il primo chock? Quell’angoscioso settembre 2008, la bancarotta di Lehman Brothers: traders e compagnia, si sa, erano i più generosi consumatori. Poi la crisi economica reale. E la svalutazione di dollaro e sterlina. E così, al record storico del 2007(338 milioni di bottiglie vendute) ha fatto seguito un 2008 a quota 322 milioni. E, ormai, le ultime stime per il 2009 indicano una flessione dell’11-12%. “In fondo si tratta di un ritorno ai livelli del 2006 - si difende Dominique Pierre, alla guida di Nicolas Feuillatte, che raccoglie 82 cooperative di produttori -. Rispetto ad altri settori, ci siamo difesi bene. Dopo un calo progressivo, siamo ora a una stabilizzazione”. Quanto allo champagne low cost, Monsieur Pierre spiega che “certe società si sono ritrovate con problemi di tesoreria e hanno dovuto abbassare i prezzi, per ridurre gli stock arrivati a livelli insostenibili”. E la grande distribuzione ne ha approfittato. E pure il consumatore, perché questo champagne è mediamente abbastanza invecchiato, il giusto almeno. E potrebbe venire dai magazzini di qualche griffe molto, molto conosciuta. Quale? Tutti i grandi dello champagne, in realtà, negano. “Non rientra assolutamente nella nostra politica di abbassare i prezzi per fare volume”, ha dichiarato a Le Monde Christophe Navarre, presidente di Moët Hennessy, il polo vini, liquori e champagne di Lvmh. Che comunque, va ricordato, ha registrato nei primi nove mesi del 2009 un calo del 14% (e del 18% a tassi di cambio costanti) delle vendite, scese a 1,8 miliardi di euro, di gran lunga la peggiore performance di tutto il gruppo di Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia. “Vendere a poco meno di 9 euro è una strategia che non porta da nessuna parte - continua Pierre -. Scendere sotto i 15-20 euro vuol dire lavorare praticamente sottocosto. E poi rovina l’immagine di lusso del prodotto”. Assicura che anche la Nicolas Feuillatte, la sua azienda, non ha fatto ricorso all’espediente per fare cassa. Dice di immaginare chi siano i colpevoli , ma che è un signore e nomi non ne farà. A fine 2008 tutte le maison avevano resistito e mantenuto i loro prezzi. Nel frattempo, però, il mercato è andato giù, soprattutto quello estero (nei primi 10 mesi del 2009, -27% nel resto della Ue e -31% al di fuori, mentre la Francia è calata “solo” del 2%). I magazzini non ce la fanno più a contenere gli stock, che globalmente hanno superato un miliardo e 300mila bottiglie. Come dire, 5 anni di vendite mondiali in tempi normali. Cifre da capogiro. Davvero robe da pazzi.

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