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Il Sole 24 Ore

Guala punta verso Est e fa shopping in Bulgaria ... Industria. Il gruppo italiano rileva la Danik con 200 addetti... La Borsa non, gli piace (più) “perché le prospettive industriali sono troppo diverse da quelle finanziarie, che mi appassionano perché richiedono un respiro di almeno tre-quattro anni. Invece a Piazza Affari troppo spesso si ragiona sulla giornata ed è difficile spiegare agli analisti che, come imprenditore, eviti in tutti i modi di licenziare i tuoi dipendenti. E stato questo, infatti, il motivo alla base del nostro delisting, ormai due anni fa”.

Marco Giovannini è presidente e amministratore delegato di Guala Closures, il gruppo italiano attivo nel settore della progettazione e costruzione dei tappi in alluminio per le bottiglie in vetro e plastica, con 311 milioni di euro di fatturato nel 2009, 2.300 addetti in tutto il mondo e quattro stabilimenti in Italia a Spinetta Marengo (Alessandria), Termoli (Campobasso), Torre d’Isola (Pavia) e Basaluzzo (Alessandria). Ormai da anni l’azienda sta puntando verso l’Est Europa e proprio in quest’area ha effettuato il suo ultimo deal: si tratta dell’acquisto di un’azienda bulgara, a circa 200 chilometri a Sud-Est di Sofia, non lontano dal confine Turco: è la Danik bg, 16 milioni di euro di fatturato, tre di margine operativo lordo e 200 dipendenti, attiva nel compatto degli stampi per iniezione di materie plastiche, insetti e chiusure. “Un’acquisizione strategica - racconta Giovannini - che ci permetterà di approvvigionare ai prezzi di queste zone altri Paesi dell’Est come l’ex Unione Sovietica, l’Armenia o il ricchissimo mercato, per quanto riguarda gli alcolici, della Mongolia”. Il gruppo, che ha trai suoi soci Intesa Sanpaolo, Credit Suisse First Boston e lo stesso management, ha finanziato questo shopping con un aumento di capitale di 15 milioni di euro e la previsione è, come spiega Giovannini, di investire in questo progetto un altro milione entro il 2010. L’aumento dei ricavi previsto, invece, dovrebbe essere nell’ordine dei “quattro milioni di euro”.
Uno dei fronti sui quali l’azienda è più attiva è quello della lotta alla contraffazione dei propri prodotti. “I nostri tappi sono copiati un po’ dovunque - racconta il presidente di Guala - ma abbiamo vinto cause in paesi difficili, tra l’altro contro competitor locali, in Argentina, Brasile, Colombia e Messico, ma anche in Spagna, Germania, Russia, Cina e persino in Italia, dove un importato- re spagnolo faceva delle chiusure identiche alle nostre, qualità a parte, ovviamente”. Oggi i brevetti depositati da Guala sono oltre 70 e i tappi più complicati possono anche racchiudere 3-4 brevetti tecnologici. Ogni anno negli stabilimenti Guala Closures vengono prodotti circa 8 miliardi di tappi messi a punto dai quattro centri di ricerca che si occupano di sviluppare soluzioni per le due principali divisioni del gruppo (closures e pet). L’azienda è tra i leader nella progettazione e produzione di chiusure di sicurezza con circa il 58% delle quote di mercato nel mondo e il 70% in Europa. il gruppo è anche presente in Nuova Zelanda e in Australia dove produce sempre tappi in alluminio. Guardando i conti della società si vede come nel 2009 i ricavi siano scesi a 311 milioni di euro contro i 325 del 2008 ma il margine operativo lordo, grazie anche al taglio dei costi, è cresciuto da 59 a 74 milioni. E dalla perdita di due anni fa di 10,6 milioni di euro si è passati a un utile di 2,7 milioni. Ma Guala tornerà in Borsa? “Mai dire mai nella vita - spiega Giovannini - ma per ora proprio non ci penso”.

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