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Il Sole 24 Ore

Più poteri ai consorzi delle produzioni tipiche ... Controlli sulle quantità per difendere i prezzi... La legge quadro sui vini Doc riscrive anche il ruolo dei consorzi di tutela dei prodotti alimentari a denominazione d’origine. Il decreto legislativo n. 61 pubblicato il 26 aprile sulla “Gazzetta ufficiale” non si è fermato quindi a definire la riforma dei vini Doc ma ha introdotto alcune novità destinate a incidere in maniera profonda sui prodotti di qualità made in Italy. I vini, come previsto dalla riforma Ue del 2007 rientrano nella disciplina dei prodotti Dop e Igp, mantenendo però le storiche sigle (Docg, Doc e Igt). In questa marcia di avvicinamento inoltre la legge avvia un’azione di semplificazione e razionalizzazione burocratica. “Sono fissati alcuni importanti principi come quello di creare uno sportello unico per i produttori evitando duplicazioni di adempimenti - spiega il direttore dell’Assoenologi, Giuseppe Martelli -. Principi che dovranno ora essere resi operativi con i nove decreti applicativi previsti nei prossimi sei mesi”. Ma la vera novità il decreto la riserva al ruolo dei consorzi di tutela degli altri prodotti alimentari a denominazione d’origine. Infatti, il provvedimento, nell’iter parlamentare, si è arricchito di alcune norme. All’articolo 17 (punto 4, lettera a) è previsto che il consorzio può “attuare politiche di governo dell’offerta, al fine di salvaguardare e tutelare la qualità del prodotto Dop e Igp e contribuire a un miglior coordinamento dell’immissione sul mercato della denominazione tutelata nonché definire piani di miglioramento della qualità del prodotto”. In pratica per i prodotti a denominazione si tratta di una vera e propria rivoluzione perché viene riconosciuto il principio che si possa regolare l’offerta in base al trend dei prezzi ed evitare così crolli dei listini come si è verificato negli ultimi anni per alcuni prodotti blasonati. In passato i Consorzi di tutela di alcune grandi Dop riuscivano ad esercitare una regìa produttiva programmando l’offerta attraverso un sistema di quote e di licenze. Ma questo meccanismo, a partire dagli anni 90, stato più volte contestato dall’autorità antitrust che l’ha bollato come un ostacolo alla concorrenza. Contingentando la produzione, secondo l’Antitrust, si rischiava di frenare la crescita degli operatori più dinamici. “Il punto è che i prodotti a denominazione d’origine proprio per mantenere elevati standard di qualità - spiega il direttore dell’Associazione dei consorzi delle indicazioni geografiche (Acig), Giuseppe Liberatore - devono affrontare costi di produzione più elevati dovuti alla certificazione e ai vincoli fissati dai disciplinari di produzione. E per questo vanno tutelati rispetto a trend di mercato che possono portare a prezzi inferiori ai costi. Ma anche per garantire un’adeguata remuneratività ai produttori”. L’ultimo in ordine di tempo a finire sotto la lente Antitrust è stato il consorzio del Grana padano. “Le sanzioni risalgono al ’95 - spiega il direttore del Consorzio del Grana Padano, Stefano Berni -. In seguito siamo riusciti a concordare con l’Authority delle forme di programmazione che ci hanno consentito di mantenere un buon rapporto qualità-prezzo. Tuttavia è certo che le nuove regole aprono prospettive favorevoli per una Dop come la nostra che assorbe il 22% del latte italiano”. “Quella aperta dal decreto è una opportunità fondamentale - aggiunge il direttore del Consorzio del Parmigiano reggiano, Leo Bertozzi - perché le nostre strutture sanno fare promozione e vigilare sulla commercializzazione ma senza strumenti di intervento sul mercato è molto difficile realizzare una effettiva valorizzazione dei prodotti”.

I prodotti alimentari.

La Dop (Denominazione d’origine protetta), riguarda un prodotto il cui intero ciclo di produzione avviene in un’area determinata, come il Parmigiano reggiano Dop.

L’Igp (Indicazione geografica tipica), contrassegna i prodotti realizzati in un’area geografica ma con materie prime di diversa provenienza, come La Bresaola della Valtellina Igp.

I vini

Ai vini si estendono le regole dei prodotti Dop e Igp, ma i prodotti conservano le storiche sigle.

Al posto dei Dop restano in vigore le Doc (Denominazione d’origine controllata) e le Docg (Denominazione d’origine controllata e garantita).

Al posto dell’etichetta Igp le bottiglie continueranno a riportare la sigla Igt (Indicazione geografica tipica).

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