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Il Sole 24 Ore

“Per i piccoli produttori un gioco di squadra” ... Il vino italiano non ha solo una grande storia alle spalle ma anche un grande futuro davanti a sé. Ne è convinto Gianni Zonin, fra i principali produttori italiani con quasi 1.800 ettari di vigneto in sette diverse regioni italiane, e che conta circa 23 milioni di bottiglie prodotte l’anno per un fatturato che si avvicina ai 100 milioni di euro (il giro d’affari 2009 è cresciuto del 10 per cento).

Dai dati sulla vendemmia emerge anche qualche importante ripensamento strategico, come ad esempio il ridimensionamento della produzione siciliana.

È vero, la Sicilia sta registrando significativi fenomeni di abbandono dei vigneti. A questo si unisce la forte adesione alla vendemmia verde, ovvero all’utilizzo di incentivi per tagliare i grappoli in campo prima che vengano trasformati in vino. Una scelta che però, a mio avviso resta sbagliata.

È preferibile la distillazione?

Sono convinto di sì. Meglio distillare il vino e produrre alcol da miscelare con la benzina destinata all’autotrazione che tagliare la produzione prima di sapere a quanto ammonterà. È una scelta pericolosa sui cui possibili effetti la Commissione Ue dovrebbe riflettere.

Sul fronte dei prezzi si registra l’evidente contraddizione fra il calo dei prezzi all’ingrosso delle bottiglie e la crescita dei prezzi al consumo.

Il problema è dell’agricoltura in generale Gli agricoltori troppo spesso si vedono riconosciuti prezzi da fame. Ma questo si risolve non solo con misure d’emergenza ma mettendosi più spesso insieme per fare squadra e aumentare il proprio potere contrattuale. Certo il continuo calo dei consumi in Italia non aiuta. I paesi in cui il vino è una tradizione radicata consumano molto meno, ma non è questione di prezzi. E soprattutto attenzione a non demonizzare la vendita di vino al calice che da noi rappresenta il futuro e può aiutare il mercato perché può agevolare stili di consumo corretti e moderati.

L’export delle etichette made in Italy invece ha ripreso a correre.

Questo è un dato importante. Aspettarsi in futuro una crescita delle vendite interne è illusorio. Il nostro sviluppo è tutto all’estero dove la varietà della nostra offerta è apprezzata e dobbiamo insistere soprattutto in questo momento in cui vedo alcuni temibili concorrenti come Australia, Cile, Sudafrica perdere colpi. In questa ottica, va sottolineato l’importante lavoro che il ministero per le Politiche agricole sta facendo sugli incentivi comunitari per sostenere le imprese italiane che vogliono fare promozione all’estero.

Quali sono gli sbocchi sui quali puntare?

Nel medio termine, non subito, la Cina e il Far East. I cinesi sono stati fra i protagonisti alle ultime aste en primeur (future) degli Chateaux francesi e anche lo Champagne che sui mercati tradizionali sta attraversando una fase di crisi si sta risollevando grazie alle vendite in Asia. Se sapremo cogliere le opportunità di crescita che verranno da questi mercati anche il vino made in Italy farà importanti passi avanti.

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