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Il Sole 24 Ore

...Ma com’è bella l’uva in figurina... pare che il Sauvignon sia un vitigno di origine selvaggia, o almeno così doveva essere in origine. E, ugualmente, lo Chardonnay dovrebbe derivare il suo nome dal piccolo borgo omonimo, inBorgogna. Vicino a Uchizy, nella zona di Macon, il piccolo paesino si chiamava, nelle antiche carte “Cardonnacum”, cioè “luogo di cardi”. È facile immaginare perché la Freisa piemontese indichi FIN dal nome l’essenza di fragola, meno probabile sapere che il Grignolino deve il suo nome alle grignòle, ai semi d’uva, che negli acini di questo vitigno sono particolarmente abbondanti. Se poi credete anche al Merlot che piace ai merli, allora... siete pronti. Il progetto di cui parliamo è di quelli che si definiscono piuttosto impegnativi e L’Artistica editrice di Savigliano, nei pressi di Cuneo, ci sta lavorando da anni. Nella prossima primavera dovrebbe vedere la luce L’Ampelografia universale illustrata. Un sontuoso fac simile dalle dimensioni importanti: 3 volumi di formato 24x34 cm, per circa 1.500 pagine complessive, con 551 litografie a colori e carta avoriata a far da supporto. Anche il costo non è leggero: 360 euro il prezzo di prenotazione (ma chiprenota entro i1 31 dicembre dovrebbe poter contare su uno sconto). L’operazione è degna di nota anche sotto il profilo bibliografico. L’opera curata da Anna Schneider e Giusi Mainardi, infatti, per la prima volta riunisce in un unico lavoro di tre “pilastri” della storia della vite e del vino. Il primo è 1’Ampélographie. Traité général de viticulture, curato da Pierre Viala e Victor Vermorel (1901-1910) con le sue 497 tavole, il secondo è la Pomona Italiana di Giorgio Gallesio (edita tra il 1817 e il 1839) che presenta 26 cultivar italiane, e, infine, c’è la Ampelografia ltaliana, pubblicata a cura del Comitato Ampelografico del ministero della Agricoltura nel 1882, che presenta invece 28 vitigni nazionali. Per chi non avesse capito l’ampelografia (dal greco ampèlon, vigna) è la scienza che si occupa di individuare e classificare le diverse varietà di vite. Ma il pregio dell’opera sta, soprattutto, oltreché nelle notizie sul singolo vitigno (per esempio quelle sulle origini delle denominazioni cui si accennava sopra), nelle bellissime riproduzioni dei disegni dei grappoli. Vere e proprie miniature d’arte, nelle quali diverse mani si cimentano con la raffigurazione, spesso riuscitissima, dell’uva. Un piacere per l’occhio e per la mente. Dopodiché, se vedendo e parlando di Vermentino (o Pigato, in Liguria) avete sottomano un buon bicchiere...

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