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Il Sole 24 Ore

La dieta mediterranea corre nel mondo ... Food retail. Da Eataly a Il Fornaio le nostre insegne conquistano piazze importanti... Il food retail italiano continua a crescere nel mondo. La recente apertura nel cuore di New York del centro Eataly, sotto la regia di Oscar Farinetti, è stata un evento celebrato dalla grande stampa d’Oltreoceano a testimonianza dell’attesa e dell’apprezzamento che l’alimentare made in Italy riscuote. Eataly accoppia ristorazione a promozione e vendita di specialità con grande attenzione alla valorizzazione dei territori e migliaia di newyorkesi ne affollano ogni giorno i locali. L’augurio di Michael Bloomberg, sindaco della Grande mela è stato profetico. L’operazione Eataly a New York è solo l’ultimo tassello di una strategia che il food del made in Italy ha sviluppato negli ultimi anni. A New York sono presenti ad esempio i tre grandi marchi del caffè all’italiana: Illy, Lavazza e Segafredo.

Nel cuore di Manhattan si trova una Salumeria Rosi che fa capo alla famiglia titolare del grup0 Parmacotto. Salumi Beretta sta investendo negli Usa. Barilla è leader nel mercato della pasta secca. Lo sbarco negli States è in cima all’agenda di Giovanni Rana. La popolarità e l’interesse per la cucina italiana sta alla base delle partnership internazionali del gruppo editoriale Food di Parma (che fa capo a Paolo Dalcò) che ha sedi a New York e in vari paesi per sviluppare prodotti editoriali sull’alimentare made in Italy. La Grande Mela è solo un esempio d’eccellenza. L’internazionalizzazione dell’alimentare italiano (ristorazione e retail) procede a pieni giri e su più livelli. Da qualche anno è in corso il progetto coordinato dal governo per la qualificazione e certificazione dei prodotti utilizzati con oltre 20 mila ristoranti italiani nel mondo, di cui almeno 5 mila possono essere considerati sui livelli top. Oltre 500 gli chef italiani e di cucina italiana negli hotel a comunque stelle delle principali catene alberghiere internazionali. E su questo fronte sono state sviluppate partnership con il mondo della moda (Bulgari, Armani, Versace e Missoni tanto per citare solo alcuni degli esempi possibili). Rosso pomodoro e Fratelli La Bufala sono catene di ristorazione italiana presenti in numerosi paesi.

Qual è dunque la nuova frontiera? Difficile dare una risposta univoca. Gli Stati Uniti sono un grande mercato ancora tutto da conquistare e con prospettive eccezionali (Eatalydocet).
L’Asia è un mercato immenso. Non a caso Segafredo e Lavazza stanno investendo massicciamente nel Far East, tra Giappone, India e Cina. L’espresso all’italiana sta facendo dimenticare il tradizionale tè. Marcia a pieni giri l’apertura di nuovi ristoranti e la promozione di negozi alimentari dedicati al made in ltaly. Bene anche l’Europa (con I particolare riguardo all’Est), il Vicino Oriente e l’area ex sovietica. Nel cuore del Caucaso, il centro di Yerevan, in Armenia, è in pieno sviluppo oggi al traino del made in Italy (caffè, hotel e moda). Non va del resto dimenticato che alcune grandi multinazionali, come Nestlè, Sos ed Unilever ad esempio, hanno fatto shopping di marchi italiani alimentari(da Sanpellegrino a Bertolli) per farne il perno di operazioni su scala globale sia sul fronte della vendita di prodotti sia per quanto riguarda anche la promozione di catene retail.
E non sono mancate le iniziati- vedi imprese di dimensioni più contenute. Come Il Fornaio, un’azienda di panetteria all’italiana nata a Barlassina (Milano), ed oggi presente (e in crescita) anche in Australia.

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