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Il Sole 24 Ore

E’ un formaggio siciliano il millesimo Dop registrato ... Marchio Ue. L’Italia svetta nella classifica con 221 prodotti, seguita dalla Francia... Non è un caso se la Dop numero mille registrata in Europa sia italiana. Infatti se la soglia dei mille riconoscimenti è stata raggiunta, qualche settimana fa, grazie a un formaggio siciliano, il Piacentinu ennese, è perché il primato dei riconoscimenti Dop in Europa appartiene saldamente ai prodotti alimentari made in Italy. Con l’ultimo arrivato, infatti, i prodotti italiani di qualità che si possono fregiare del marchio Ue sono saliti a quota 221. L’Italia è poi seguita a distanza dalla Francia (con circa i8o riconoscimenti) e dalla Spagna (con 140).

Un paniere di prodotti molto articolato e che copre tutte le principali categorie merceologiche. Si va infatti dai ben 87 riconoscimenti del settore dei prodotti ortofrutticoli e dei cereali ai dei formaggi, dai 40 degli oli d’oliva fino ai 33 dei salumi. E non mancano i riconoscimenti per i prodotti della panetteria (6), per le spezie (4), per le carni fresche (come l’Abbacchio romano Igp)per i prodotti ittici (2) e per il miele (con l’unica Dop per il miele della Lunigiana).

Anche sotto il profilo territoriale nell’albo dei prodotti di qualità tutte le regioni italiane sono rappresentate. Secondo i dati elaborati dalla Coldiretti, infatti, si va dai 31 riconoscimenti del Veneto ai 30 dell’Emilia Romagna, dai 21 del Lazio ai 20 della Toscana. Ma in prima fila ci sono anche regioni del Sud come la Sicilia (con prodotti a marchio Ue) o la Campania che ne conta 20.11 tutto senza contare le ben i 6 Dop che coinvolgono il territorio di più regioni contemporaneamente.
Un segmento che ha anche un importante peso di mercato. Sempre secondo la Coldiretti si stima che il giro d’affari legato ai prodotti italiani Dop e Igp, nel 2010, sia stato di circa 9 miliardi di euro.
Tutti primati che sono importanti riconoscimenti alle tradizioni gastronomiche made in Italy ma che da soli non bastano. Sono soprattutto due i punti di debolezza del settore che attendono risposte da Bruxelles. Da un lato c’è il fronte della tutela internazionale delle griffe alimentari made in Italy e quindi della lotta alla contraffazione. E dall’altro, nonostante il proliferare dei riconoscimenti Ue, il giro d’affari Dop continua ad essere dominato da pochi prodotti (come Grana padano o Prosciutto di Parma). “Sotto l’aspetto della tutela - spiega il direttore generale alla qualità del ministero per le Politiche agricole, Riccardo Deserti - fra le misure all’esame di Bruxelles ci sono alcune importanti novità. Innanzitutto sarà rafforzato il principio della tutela ex ufficio in ambito Ue. Il che significa che se su un mercato comunitario viene individuato un prodotto che si richiama a una Dop italiana (come ad esempio il Parmesan per il Parmigiano reggia- no), anche il governo di quel paese sarà tenuto a far rispettare de regole sulle Dop e non solo il Governo italiano come accadeva finora. Altro aspetto che sta avanzando è poi la definizione di regole precise sui prodotti trasformati che utilizzano ingredienti Dop, come ad esempio il tortellino al prosciutto di Parma. Finora in assenza di regole, questo segmento finiva per aprire un nuovo fronte di contraffazione, con prodotti che spesso si richiamavano impropriamente a marchi Dop”.

L’altra questione importante è poi quella che riguarda la distribuzione del fatturato che vede pochi marchi trainanti e tanti altri invece spesso incapaci di svolgere un reale ruolo sul mercato. “Bisogna avere il coraggio di prevedere - aggiunge il direttore dell’associazione fra i consorzi di tutela dei prodotti a indicazione geografica (Aicig), Giuseppe Liberatore - l’uscita dal registro Dop per quei prodotti che si rivelano incapaci di esercitare un ruolo sul mercato. Altrimenti, si rischia di banalizzare il marchio Ue. Tuttavia - conclude Liberatore - in prospettiva su questo fronte sono ottimista, perché vedo affacciarsi sul mercato diverse Dop di secondo livello, come il Terra di Bari per l’olio d’oliva o l’aceto balsamico di Modena, che hanno grosse potenzialità di crescita e sono convinto che in tempi brevi imboccheranno la strada dello sviluppo”.

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