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Il Sole 24 Ore

Il Dna stabilisce cosa mangiare ... Se pensiamo sia folle che il nostro bisogno di sostanze nutritive sia determinato dal Dna, dobbiamo ricrederci. il settore della nutrigenetica, ovvero la ricerca che studia l’effetto degli alimenti nella regolazione dell’espressione genica, infatti, è in forte crescita e potrebbe presto arrivare a definire una dieta su misura per ciascuno di noi.
Come la farmacogenomica, ma applicata all’alimentazione. D’altra parte non è un mistero che il cibo sia ricco di molecole biologicamente attive, che regolano il metabolismo, la produzione di energia, ma anche l’attività dei genie con essi la suscettibilità a sviluppare alcune malattie. Allergie e intolleranze alimentari, tipo al lattosio, la celiachia o il favismo (anemia dovuta alla carenza dell’enzima G6dh) sono solo alcuni esempi di simbiosi tra cibo e Dna, ma la lista di geni associati alla nutrizione sta diventando sempre più lunga. Insomma, l’alimentazione agisce sulle persone in modo diverso. Anche se il nostro bisogno di cibo è primordiale, il rapporto con esso è complesso e in continua evoluzione, il senso del gusto per esempio si è evoluto per essere una difesa di prima linea contro le tossine, ma anche un sensore di energia.

L’attuale ricerca nutrizionale, intanto, guarda al di là degli ingredienti, nel tentativo di capire gli effetti del cibo a livello genetico ed epigenetico. Dal primo pasto, il latte materno, in poi, i nostri geni influenzano la nostra dieta e a loro volta i nutrienti - o la loro mancanza - influenzano l’espressione genica. Tra le migliaia di geni, la ricerca dei genetisti si focalizza soprattutto su quelli che regolano la produzione di enzimi e ormoni coinvolti nel metabolismo. L’obiettivo è identificare le varianti genetiche in grado dispiegare la suscettibilità individuali verso alcune malattie in funzione degli alimenti ingenti. E di conseguenza delineare una dieta a misura di genoma. Come è accaduto in uno studio pubblicato su Nutrition Journal in cui si è dimostrato che una dieta personalizzata basata sulle indicazioni fornite da un test genetico funziona meglio di una dieta generica. Novantatre i pazienti coinvolti, divisi in due gruppi: 43 hanno seguito una dieta classica, 50 hanno avuto indicazioni aggiuntive basate su un test genetico che ha preso in esame 19 geni. Inizialmente non si sono visti vantaggi particolari, entrambi i gruppi dimagrivano più o meno allo steso modo. Ma dopo un anno,il73% dei pazienti del gruppo nutrigenetico conservava la perdita di peso, a differenza della maggior parte di coloro che stavano seguendo la dieta classica I ricercatori sperano di poter arrivare presto a definire quali alimenti ognuno di noi metabolizza meglio. Ma sperano anche di poter definire quali cibi potrebbero contribuire a favorire l’insorgenza di certe malattie come diabete, disturbi cardiovascolari e cancro. E anche se la nutrigenetica non è ancora pronta a fare il suo debutto “in società”, ma solo nei laboratori, possiamo guardare avanti, al giorno in cui avremo una dieta su misura. Nel frattempo è preferibile ordinare un’insalata al posto delle patatine.

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