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Il Sole 24 Ore

La siccità “prosciuga” il vigneto italiano ... Vendemmia 2012. Le stime Assoenologi prevedono un nuovo calo del 3,5% ... Verso il raccolto più scarso da 50 anni, in frenata il Nord ... La siccità lascia “a secco” la vendemmia2ol2. La mancanza di piogge nel corso dei mesi invernali e primaverili che ha penalizzato soprattutto le regioni centro-settentrionali, unita al gran caldo estivo determinerà per la produzione italiana di vino un calo del 3,5 per cento. Una flessione che si andrà ad aggiungere inoltre al dato 2011 che già aveva fatto segnare una delle annate più scarse degli ultimi 50 anni. E quanto emerge dalle stime realizzate dall’associazione italiana degli enologi ed enotecnici italiani (Assoenologi) che saranno rese note oggi. La produzione divino, infatti, dovrebbe fermarsi a quota 41,2 milioni di ettolitri contro i 42,7 dello scorso anno. Una riduzione che è legata a doppio filo alle condizioni climatiche che, con l’andamento del 2012, si confermano profondamente cambiate rispetto anche al recente passato: secondo le stime degli enologi la vendemmia risulta in calo del 12% rispetto alla media di 10 anni fa e del 21% rispetto alla quella degli anni ‘90. “Eravamo abituati a prendercela con il solo anticiclone delle Azzorre - ha spiegato il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli - ma quest’anno da Hannibal a Scipione, da Caronte a Lucifero, abbiamo dovuto fare i conti con ben sette fenomeni che hanno portato temperature torride unite ad elevata umidità. Se nel mese di settembre il caldo non darà tregua si potrà verificare un ulteriore abbattimento dei valori quantitativi che potrebbero scendere sotto la soglia dei 40 milioni di ettolitri. Anche se confidiamo a breve in un abbassamento della pressione e in qualche precipitazione che possano confermare le buone premesse qualitative che, dove è stato possibile assistere i vigneti con l’irrigazione, risultano ottime”. Secondo le previsioni degli enologi italiani la vendemmia 2012 vede un’Italia divisa “in due”. Infatti il bizzarro andamento climatico ha penalizzato soprattutto le regioni centro-settentrionali, mentre meglio è andata nella fascia Adriatica e al Sud. In particolare, le violente grandinate primaverili hanno falcidiato la produzione in Piemonte, Lombardia (in Valtellina il raccolto risulta dimezzato rispetto allo scorso anno), Trentino Alto Adige e Veneto (dove invece si è salvata l’area del Prosecco). Nelle Marche e in Abruzzo, invece, le intense precipitazioni de nevicate anche a bassa quota dell’inverno hanno consentito di accumulare riserve idriche che hanno permesso di fronteggiare la siccità estiva. In recupero rispetto al 2011 risulta il Mezzogiorno. “Il mix meteorologico che ha visto la grandine seguita poi da elevate temperature e quasi assenza di piogge - aggiunge Martelli - ha penalizzato alcune regioni chiave per il vino made in Italy come il Veneto (che nonostante il calo del 10% resterà la prima regione produttrice), il Trentino Alto Adige (-15%), e la Toscana (-15%). Ma contemporaneamente sì registrano risultati positivi al Sud con una produzione che si annuncia stabile in Puglia, in crescita e con buone prospettive qualitative in Campania e Sicilia”. In Sicilia è previsto un rialzo della produzione di circa il 10%. Un deciso recupero rispetto alla flessione del 20% circa registrata nel 2011. “Un rimbalzo - conclude il direttore di Assoenologi - dovuto al fatto che i produttori non hanno replicato l’adesione massiccia alla “vendemmia verde” (ovvero la distruzione dei grappoli nel vigneto sovvenzionata da Bruxelles) che si era registrata lo scorso anno, recuperando così circa 49omila ettolitri. Segno che i viticoltori siciliani sono convinti della necessità di tornare a scommettere sul vino”. Nonostante le operazioni di raccolta siano partite già da qualche settimana ancora non registrano apprezzabili riflessi sulle contrattazioni che restano limitate alle uve a bacca bianca (le uve rosse cominceranno a essere raccolte a metà settembre). Secondo le prime indicazioni in Piemonte e Veneto si registrano prezzi interessanti per il Pinot grigio. Incrementi fino ah 10% per i bianchi delle Marche e fino al 25% per quelli di Abruzzo (in entrambe le regioni sono state raccolte le uve base spumante di Passerina e Pecorino) e in Puglia (Chardonnay). In Friuli sono in aumento (+152o%) le quotazioni di Pinot grigio, Sauvignon e Ribolla gialla. Infine, a fronte di consumi interni in inesorabile calo,positive indicazioni continuano ad arrivare dai mercati internazionali. “Nei primi mesi dell’anno - conclude Martelli - l’export di vini italiani ha registrato un calo in quantità del 5,5% ma con un incremento in valore del 6,8 per cento. Dati che trovano conferma nell’andamento dei listini: il prezzo medio delle etichette made in Italy è aumentato del 12,5% passando 1,76 euro a bottiglia a 1,98, in linea con gli auspici di molti produttori”.

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