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Il Sole 24 Ore

Distrutto il 40% di mais e soia ... Problemi, soprattutto in Toscana, per la prossima vendemmia e gli uliveti ... Inattesa di capire se davvero sia in atto una progressiva tropicalizzazione del clima italiano che richiederebbe cambiamenti strutturali nelle modalità produttive, o se caldo torrido e siccità siano soltanto un evento eccezionale di questa estate 2012, l’agricoltura italiana, da Nord a Sud, si lecca le ferite. Letteralmente in fumo sono andati il 40% dei raccolti di mais, il 40% della soia, mentre la produzione di barbabietole da zucchero al Nord risulta quasi dimezzata. Senza dimenticare il calo del 20% atteso per il girasole e del 10-15% per la produzione di latte a causa dello stress da caldo delle mucche. Con tutta la zootecnia nazionale praticamente in ginocchio, vista anche la prospettiva dei rincari per i mangimi. La stima più puntuale dei danni, pur considerando lo scenario in continua evoluzione, è ad oggi quella fatta della Coldiretti. L’associazione agricola parla di perdite economiche complessive per un miliardo di euro. Molte regioni hanno già chiesto al ministero delle Politiche agricole di dichiara- re lo stato di calamità. La procedura, nonostante l’impegno in prima persona del ministro Catania per un’accelerazione, non si concluderà prima di alcuni mesi. In questi giorni molte Regioni stanno inviando al ministero i dati tecnici necessari per procedere alla dichiarazione dello stato di calamità; poi ci saranno le condizioni per un intervento di ristoro dei danni che sarà comunque limitato dalle scarse risorse assegnate alla Protezione civile. Secondo il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, i cambiamenti del clima pongono però l’esigenza di interventi strutturali per la manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque con opere infrastrutturali, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, impegno perla diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico. “Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici nei confronti dei quali occorre intervenire con provvedimenti finanziari per affrontare l’emergenza ma anche con misure strutturali”, dice Marini sollecitando “opere infrastrutturali per la conservazione dell’acqua con il necessario potenziamento degli invasi per l’avvenuta modifica della distribuzione della pioggia”. In Piemonte proprio le scarse precipitazioni estive hanno messo in crisi gli imprenditori agricoli. In molti alpeggi delle Province di Cuneo e Torino sono finiti i mangimi, e molti malgai sono stati costretti ad abbandonare in anticipo (perdendo così anche i contributi Ue), mentre altri hanno comprato il foraggio in quota con costi elevatissimi. A Vercelli e Biella il caldo ha compromesso migliaia di ettari coltivati. Più a est, in Lombardia, raccolti di mais e pomodoro tagliati di oltre il 20% e bolletta del carburante più salata per la necessità di irrigare: “Per salvare campi e raccolti - spiega la Coldiretti - gli agricoltori sono costretti a usare a pieno regime le pompe per pescare l’acqua dai canali e irrigare e così il consumo di gasolio è aumentato del 30%”. In Emilia Romagna la conta dei danni supera abbondantemente i 200 milioni, con interi raccolti di mais, barbabietole e pomodori distrutti in provincia di Ferrara e Bologna. In Toscana le prime stime parlano di danni per 60 milioni. Il 50% di mais, girasoli e barbabietola e il 30% del pomodoro sono già persi, ma anche olio e vino stanno soffrendo (la produzione dei celebri vini toscani quest’anno sarà scarsa). Nei pascoli la produzione di foraggi è praticamente azzerata con ripercussioni sulla produzione di latte scesa del 20 per cento. Anche nelle Marche la stima dei danni è di 60 milioni, con i problemi maggiori per girasole (30%) e mais (il raccolto potrebbe essere addirittura dimezzato). In Umbria quasi compromessi i futuri raccolti, non solo delle colture annuali, girasole, mais, fieno, tabacco, ma anche, addirittura, delle colture pluriennali quali, vite e olivo. In difficoltà anche le coltivazioni del Fucino, in Abruzzo, dove si registra una riduzione del 30% per gli ortaggi. In alcune zone del Lazio come il viterbese ormai non piove da mesi, con intere produzioni compromesse e castagneti, noccioleti, oliveti, vigneti e ortofrutta duramente provati. Anche qui mancanza di foraggi e afa hanno colpito gli allevamenti, sia bovini che ovini, riducendo drasticamente la produzione di latte. In Campania, infine, siccità, caldo torrido e mancanza di acqua stanno compromettendo centinaia di ettari di noccioleti e castagneti con danni anche a mais, pomodoro, uva e tabacco stimabili in circa 50 milioni. Alla Regione è stata chiesta un’assegnazione integrativa di carburante agricolo per l’irrigazione.

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