02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Il Sole 24 Ore

Alimentare, export difficile nei Bric ... Il moltiplicarsi di normative ed etichettature frena il cibo made in Italy nei più grandi mercati emergenti... Restrizioni sanitarie, differenze a livello regionale e corruzione i maggiori ostacoli... L’ultima guerra è quella turca al latte crudo, colpevole di veicolare dall’animale all’uomo la brucellosi. Risultato: dal i febbraio l’importazione di Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Provolone Valpadana nel Paese è fuorilegge (anche se in Italia la malattia è quasi scomparsa e la lunga stagionatura protegge dalle brucelle). Al netto dei dazi in dogana, dunque, non c’è settore più articolato e in movimento dell’export dei prodotti alimentari. Soprattutto verso Cina, india, Russia e Brasile, dove i gusti alimentari stanno velocemente cambiando, lo status del cibo italiano si diffonde e si moltiplicano le certificazioni da allegare, i documenti sulla salubrità degli stabilimenti produttivi, le etichettature e i trattamenti al packaging (verso India Cina e Brasile, ad esempio, casse di legno, gabbie e pallets devono essere trattati e marchiati secondo la normativa Nimp n°15 e l’imballo va esposto a uno speciale trattamento antiparassitario). I produttori italiani hanno così a che fare con pratiche e tempistiche diverse, restrizioni sanitarie (senza alcun preavviso), sistemi di autorizzazioni frammentari (federali, statali e municipali), alti tassi di corruzione in alcuni Paesi e canali distributivi ancora insufficienti ad assicurare buoni livelli di trasporto e conservazione. Motivo per cui al seminario organizzato nei giorni scorsi da Regione Lombardia e Promos-Camera di commercio di Milano su “Certificazione alimentare per l’export nei Bric” c’erano solo posti in piedi ancor prima che iniziasse.

Brasile: slalom tra le norme

Di base, servono la dichiarazione doganale, la fattura proforma e quella commerciale. Quest’ultima in 2-3 (alcune fonti citano 5) copie, se possibile in portoghese (in alternativa francese, spagnolo, inglese) e deve riportare descrizione dettagliata della merce, Paese di acquisizione e di origine. Non c’è in alcun testo ufficiale, ma si consiglia di riportare nella fattura e sulla polizza di carico anche il numero di registrazione alle Camere di commercio dell’importatore brasiliano. Attenzione alle zone franche (attualmente solo Manaus Amazonas): i requisiti possono variare. Complessa anche la normativa sulle etichette, in particolare per il calcolo energetico dei valori nutrizionali (che non possono essere arrotondati). Sul vino, la normativa brasiliana prevede anche un “bollo di controllo” (Receita Federal) emesso dalla Agenzia delle Entrate brasiliana mentre sui salumi le importazioni sono limitate perché serve un processo di cottura o di stagionatura che, di fatto, solo il Prosciutto di Parma - da 10 a 12 mesi e il San Daniele 13 mesi riescono a rispettare. In più, come per i formaggi, la documentazione va corredata dal “Verbale di sopralluogo per l’accertamento dell’idoneità strutturale ed igienico sanitaria degli stabilimenti” di produzione.

Russia: certificati sanitari

Oltre a dichiarazione doganale e fattura commerciale (in 3 0 5 copie), per una serie di prodotti alimentari (derivati da carne e latte, ittici e frutti di mare, moli- tori e granaglie, ortaggi, frutta e derivati, pasticceria, vini, liquori, vodka, birra, analcolici, concentrati alimentari, spezie, condimenti, succhi, tè, caffè) l’unione doganale Russia-Kazakhstan-Bielorussia, chiede, come condizione necessaria, il certificato “Gost R” “Certificato sanitario”, emesso dall’agenzia federale per la salute (Rostekhregulirovaniye). E a tempo indeterminato se lo chiede il produttore, dura per la sola fornitura se lo chiede l’importatore. I costi possono essere a carico dell’esportatore o dell’importatore, va precisato nel contratto. Può servire anche un “certificato igienico”, rilasciato dall’Ente Federale per la tutela dei consumatori, che può valere da uno a cinque anni e il suo numero identificati- vo va sempre allegato al Gost-R. L’etichettatura, in lingua russa, deve segnalare, tra le altre cose, la presenza di Ogm. Per alcuni tipi di salumi, va verificata la necessità del “Certificato veterinario per involucri di origine animale”. E di origine animale (per l’uso di latte) è considerato anche il gelato. Quindi, per venderlo ai russi serve la certificazione veterinaria.

India: dogane lente

Le misure a livello federale e da Stato a Stato possono differire profondamente. Diverse anche le zone franche. Le operazioni di sdoganamento sono lente (dai 20 ai 25 giorni). Oltre a dichiarazione doganale, certificato d’origine e fattura commerciale (in 3 copie e in inglese) l’importazione, ad esempio, del vi no è vincolata da tariffe doganali molto alte e tasse locali. La marca del vino deve essere registrata nello Stato specifico in cui viene commercializzato e in alcuni Stati la registrazione ha solo una valenza annuale. La carne - tra islamici e induisti - è poco importata. E comunque la maggior parte è vietata dalla legge indiana. Tra queste diversi prodotti caseari, pollame, ovini, caprini e suini.

Cina: nuova Legge

Dopo gli scandali alimentari (come il latte in polvere per neonati alla melanina del 2008) dal 2009 la Cina si è dotata di una Food Safety Law of the People’s Republic of China, più rigorosa della disciplina europea, ad esempio, in termini di etichettatura delle merci in entrata. Le etichette, che possono essere apposte dall’importatore locale rigorosamente in cinese mandarino, vanno approvate almeno 90 giorni prima dell’importazione o della vendita. La normativa regolamenta anche il colore, la forma ed i caratteri da usare. Per il vino, la controetichetta nel retro della bottiglia, in cinese, sostituisce l’originale. Vietato ogni adesivo. Per la carne è necessario allegare sempre il “Verbale di sopralluogo per l’accertamento dell’idoneità strutturale ed igienico sanitaria degli stabilimenti” (anche se proviene dalla Ue). Il primo frutto italiano ad ottenere il permesso di ingresso in Cina è stato il kiwi. Ma le autorità cinesi temono il pericolo di diffusione di insetti dannosi per la loro l’agricoltura (come la mosca mediterranea). Per questo, i dossier per esportare lì frutta e verdura (e ottenere il necessario certificato fitosanitario) vanno discussi uno per uno rallentando i tempi per il via libera alle merci.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli