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Il Sole 24 Ore

Una spirale di ribassi sui prezzi del vino ... Gli effetti della diffusione dei dati di produzione 2012 in netto rialzo rispetto alle previsioni ... È bagarre nel settore del vino sui dati della vendemmia 2012. Le cifre ufficiali sulla produzione sono risultate in palese contraddizione con le previsioni formulate la scorsa estate. I dati resi noti da Agea nei giorni scorsi (e definiti sulla base delle dichiarazioni di produzione dei produttori) fissano la produzione 2012 a quota 45,6 milioni di ettolitri, ben il 16% in più rispetto ai 39,3 milioni di ettolitri stimati a settembre scorso sia dall’Assoenologi che da Ismea che parlavano della vendemmia più scarsa degli ultimi 6o anni. E invece niente di tutto questo. I dati ufficiali ribaltano le previsioni producendo i primi effetti sui mercati con una nuova spirale di ribassi. “Le quotazioni dei vini da tavola - ha detto il vicepresidente del Gruppo italiano vini (colosso cooperativo da 514 milioni di euro di fatturato), Rolando Chiossi forse nei mesi scorsi erano sopravvalutate. Ma ora le cifre elaborate da Agea hanno immediatamente innescato un’ondata di riduzioni nei listini in Veneto ed Emilia Romagna”. E secondo le organizzazioni agricole un ridimensionamento delle quotazioni sta emergendo anche in Puglia e Abruzzo. Gli scostamenti a livello nazionale sono eclatanti: in valore assoluto la differenza fra stime e consuntivo è di 6,3 milioni di ettolitri un quantitativo superiore alla produzione della Sicilia (meno di milioni) e non molto distante da quella di un intero paese vitivinicolo come il Cile (8 milioni).
Le divergenze maggiori sono emerse in Puglia dove rispetto a una prima stima Ismea di 4,9 milioni di ettolitri secondo Agea ne sono stati prodotti 7,9. Da Ismea si difendono: “I prezzi delle uve fra ottobre e lo scorso marzo sono cresciuti di oltre il 40%. Se l’offerta fosse davvero stata così superiore alle previsioni il mercato se ne sarebbe accorto prima”. Fra i produttori invece si è subito diffuso il timore che i tanti annunci di una produzione in calo possano aver spinto le importazioni di mosti poi “nazionalizzati” e la pratica (vietata) della vinificazione delle uve da tavola gonfiando così nel corso della campagna i dati. “Che gli annunci di una forte riduzione della vendemmia - aggiunge la Coldiretti - potessero determinare una situazione “sensibile” e a rischio frodi l’avevamo segnalato agli organismi di controllo. Ma attenzione ora a cedere agli allarmismi. Riteniamo che parte degli errori sono dovuti al mancato coordinamento fra gli istituti che effettuano stime e analisi”. “I numeri - aggiunge il responsabile vitivinicolo della Cia, Domenico Mastrogiovanni - vanno gestiti con cautela sopratutto per i pesanti tagli che possono provocare nei listini”.
Il sistema produttivo mette sotto accusa i controlli anche se dall’Icq (l’ex repressione frodi oggi Ispettorato controllo qualità) si difendono. “Le nostre verifiche sono aumentate rispetto al passato con un incremento tanto degli illeciti smascherati quanto del valore dei beni sequestrati
- spiega il direttore generale del ministero per le Politiche agricole con delega all’Icq, Emilio Gatto -. Un lavoro che sarà ulteriormente intensificato nella prossima campagna”. Ma gli agricoltori insistono. “Questa situazione deve spingere a rivedere qualcosa nel sistema - ha aggiunto Luca Giannozzi, produttore toscano aderente a Confagricoltura - perché i tanti organismi deputati ai controlli spesso si concentrano troppo su aspetti solo formali. E così finiscono per contestare la dimensione in millimetri di una indicazione in etichetta e intanto si “perdono” sei milioni di ettolitri”.

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