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Il Sole 24 Ore

La creatività veste il territorio ... Metti a tavola un artista e un imprenditore del vino, in mezzo una bottiglia di Barolo, sullo sfondo le colline panciute delLanghe e sopra un cielo che pare dipinto. Era l’estate del ‘97 quando David Tremlett, l’artista inglese di casa alla Tate Britain di Londra, incontrò Bruno e Marcello Ceretto, produttori divino nella zona cli Alba. Al termine della cena avevano un progetto nuovo, quello di portare l’arte in vigna, facendola sconfinare in luoghi fino ad allora inusuali. La mattina dopo Tremlett chiamò l’amico americano Sol LeWitt dicendogli che nel Nord Italia, in un luogo famoso per il vino (e che vino!), c’era del lavoro da fare: i Ceretto avrebbero messo a disposizione della loro creatività la piccola cappella della SS. Madonna delle Grazie, una chiesetta del 1914, al centro di un bellissimo vigneto (le Brunate), sconsacrata e in rovina. Tremlett si occupò dell’interno, LeWitt dell’esterno che vestì con colori sgargianti quasi fosse l’abito di arlecchino. Quello che prima era un rudere diroccato da oltrepassare con lo sguardo, si è trasformato in vera e propria meta turistica. Ogni anno sono più di 40mila i visitatori che percorrono la strada sterrata tra filari d’uva per vedere quella chiesetta ripensata in stile moderno, accessibile a tutti, gratuitamente come se fosse un monumento in mezzo ad una piazza. Un esempio, il primo, di dialogo tra impresa del vino e mondo dell’arte sempre alla ricerca di nuovi spazi e contaminazioni espressive, che ha portato sia un ritorno privato, ottima strategia di mecenatismo-marketing per l’azienda che l’ha commissionata, sia una ricaduta positiva sul territorio che ha allargato l’offerta dell’enoturismo di per sé già molto forte, inserendo tra il buon cibo e l’ottimo vino anche un contributo d’arte contemporanea. Dopo Sol LeWitt e Tremlett, la famiglia ha proseguito nel dialogo con gli artisti contemporanei a cui ha affidato il disegno delle etichette dei vini e la realizzazione di nuove opere d’arte modernissime, costruite con materiali ad alta tecnologia come il grande Acino che sovrasta la collina di Monsordo, una bolla ovale sospesa le vigne, o il Cubo in vetro e acciaio ispirato alla struttura robusta del Barolo, che si sulla sommità del Bricco Rocche in Castiglione Falletto. I “puristi” del paesaggio forse storceranno il naso nel vedere spuntare tra le vigne
queste creature così moderne, ma avranno di che consolare il palato e forse in un prossimo futuro si dovranno pure rassegnare visto che la collaborazione tra lo star system internazionale dell’architettura e dell’arte contemporanea e i produttori di vino si sta intensificando in tutta Italia. Massimiliano Fuksas ha progettato la nuova sede delle distillerie Nardini a Bassano del Grappa, Renzo Piano ha firmato la Rocca di Fassinello Winery, a Gavorrano (Grosseto), lo spumantificio Rotari a Mezzocorona (Trento) ha chiamato Alberto Cecchetto e Marchesi Antinori per la nuova cantina nel Chianti si è affidato allo studio Archea. La strada l’ha aperta anni fa Piero Sartogo, architetto italiano affermatissimo all’estero, negli Stati Uniti soprattutto, che ha progettato le cantine di Badia Coltibuono in Chianti e quelle di Frescobaldi a Montalcino. La cantina più nuova (2012) ha la forma di tartaruga ed è stata disegnata da Arnaldo Pomodoro per la Tenuta di Castelbuono del Ceretto la famiglia Lunelli a Bevagna, in Umbria. Investimenti milionari per opere monumentali che avvicinano il mondo dell’impresa produttiva a quello dell’arte (come avviene già da molto tempo in altri Paesi) e come deve essere nel primo Paese produttore di vino al mondo. I puristi si dovranno concentrare sul vino, gli amanti dell’arte contemporanea avranno delle nuove cattedrali da visitare e gli artisti di che brindare.

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