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Il Sole 24 Ore

I sussidi agricoli tornano a crescere ... Bocciata la nuova Pac... I sussidi agricoli nei Paesi avanzati tornano a crescere, dopo il lento ma costante declino degli ultimi 20 anni. A beneficiare degli aiuti non è però chi ne avrebbe più bisogno, gli agricoltori a basso reddito, ma sono invece le aziende più grandi e competitive. A dirlo è il rapporto annuale dell’Ocse sulle politiche agricole dei paesi avanzati, che offre una fotografia della quantità e soprattutto della qualità del sostegno pubblico al settore. Con la novità, quest’anno, della sonora bocciatura alla recentissima riforma della Politica agricola Ue che è andata in scena giovedì a Bruxelles, dove il rapporto è stato presentato. Complessivamente lo scorso anno nell’area Ocse i sussidi ai produttori hanno superato quota 200 miliardi di euro, arrivando a coprire il 7% dei redditi, dopo aver toccato il minimo storico del 15% nel 2011. Nella Ue il peso dei contributi è salito dal 18 al 19%, mentre l’incidenza più alta si registra in Norvegia (63%), seguita da Svizzera (57%), Giappone (56%) e Corea (54%). Il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico esamina lo stato delle politiche agricole di 47 paesi, che rappresentano da soli l’80% della produzione agricola mondiale, includendo anche Brasile, Cina, Indonesia, Kazakistan, Russia, Sud Africa e Ucraina. Con aumenti più marcati nei paesi, come la Cina, dove politiche votate al raggiungimento dell’autosufficienza alimentare rischiano di aggravare il drammatico problema dell’accesso al cibo nei paesi più poveri. La Cina ha fissato al 95% la percentuale di autosufficienza da raggiungere nel settore dei cereali; la Russia punta a un tasso di auto- approvvigionamento tra l’80 e il 95% per cereali, zucchero, oli vegetali, carne e prodotti lattieri. Ma i rilievi più pesanti sembrano riguardare la vecchia Politica agricola comune fresca di riforma. Con il disaccoppiamento (lo sganciamento dei sussidi dalla produzione; valutato positivamente dall’Ocse), l’Europa invece di redistribuire i sussidi ha cristallizzato una situazione a vantaggio di pochi big. “Anche se una larga fetta degli aiuti è ormai slegata dalla produzione - spiega il rapporto-, i pagamenti tendono ancora ad essere basati sui vecchi titoli o sulla superficie aziendale, con il risultato di favorire le aziende più grandi”. Una critica che potrebbe agevolare il tentativo dell’Europarlamento di ridurre i premi oltre i i 50 mila euro annui.

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