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Il Sole 24 Ore

Battaglia a tre per il vino in Cina ... Italia, Francia e Spagna in forze all’esposizione di Hong Kong, l’hub per il mercato più grande del mondo... I nostri produttori, i più numerosi alla fiera, controllano solo il 2,2% delle vendite... “Sei anni fa abbiamo avuto il coraggio di eliminare le tasse sul vino e questo - dice John Tsang, financial segretary di Hong Kong inaugurando la Hong Kong International Wine & Spirits Fair - ha fatto di noi la piazza più importante dell’Asia, con un giro di affari da 70 miliardi di dollari di Hong Kong”. Verissimo. Negli ultimi cinque anni il business è quintuplicato. Le ri-esportazioni da Hong Kong l’anno scorso hanno raggiunto 1,7 miliardi di dollari, la città è diventata il centro più ambito di aste vini, con un valore di 1,2 miliardi. Grazie a Hong Kong l’export di vino spagnolo è più che raddoppiato, da 41 milioni a oltre 100.
Di spazio ancora ce n’è. Questo spazio è cosa buona e giusta che se lo prendano i produttori italiani, infatti al Wine & spirits l’area occupata da Vinitaly, la rassegna della fiera di Verona, è presente qui per la quarta volta consecutiva e con il maggior numero di espositori, ben 165, contro i 54 della Francia. Ci sono produttori con le spalle forti, altri più piccoli. Davanti hanno tutti ottime prospettive, ma anche un lavoro duro da affrontare. Perché in compenso, adesso, c’è da conquistare la Cina, un Paese immenso con una rete distributiva in mano a un pugno di grandi colossi - Asc Fine Winers, Torres, Emw, Summergate - il resto, è terra ignota o, in alternativa, terreno molle. Il più grande mercato del mondo si snoda tra Guangzhou, Shenzhen, Shanghai, Beijing e le città di seconda linea, per non parlare della rete dei distributori locali. “Chiedono l’esclusiva, non è semplice districarsi”, dice Paolo Fassina, da sei anni Asia manager di Banfi. Bisogna procedere con molta attenzione Conoscere bene la situazione prima di lanciarsi allo sbaraglio”. Il mercato cinese crescerà, lo dicono anche i cinesi. Li Demei, vice segretario generale di China Wine association e associate professor of wine tasting and enology, del collegio di agricoltura di Pechino, al seminario dedicato all’industria del vino in Cina, sostiene che “il mercato dell’importazione del vino è aumentato velocemente”. E prosegue spiegando che “i dati dell’import del 2012 parlano di 25,55 milioni di litri nelle bottiglie da meno di due litri, 12,14 milioni se inferiori a due litri”. L’incognita del monito- raggio antidumping, tutti ne sono consapevoli, non deprimerà questo mercato. Con uno stile tipicamente cinese si negozierà ad oltranza. Noi siamo più dei francesi, ma gli spagnoli hanno investito moltissimo. Dobbiamo insistere nella maniera giusta “Ma il valore del vino deve crescere: siamo appena al 2,2 del mercato cinese - premette Stevie Kim, origini coreane, carattere di ferro, radici familiari a Verona - responsabile dell’internazionalizzazione di Vinitaly. L’importante è fare squadra, arrivare compatti con offerte coerenti. Ecco il consorzio Chianti, il Prosecco, l’Emilia Romagna, i Veneti, ma tutti sotto il cappello di Vinitaly”. Daniela Mastroberardino di Terredora, è arrivata a Hong Kong per la prima volta. Si guarda intorno. Molto difficile riuscire a parlare con i potenziali compratori. Daniela forse farebbe bene a comprare subito un altro biglietto per il centro della Cina. Infatti, dopo Hong Kong, Vinitaly sposa la filosofia del Go West cinese: dal 24 al 27 marzo sarà al Fuori salone di Chengdu, storicamente il luogo di elezione per il B2B del vino d’importazione. Alan Hung è l’imprenditore di Shenzhen che dal 2008 ha creato l’agenzia che organizza all’hotel Kempinski. “Lì si arriva rilassati, si dorme anche nello stesso luogo in cui si fanno i contratti. Lì si decide davvero il futuro del mercato cinese”.

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