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Il Sole 24 Ore

Il vino diversifica ma pesa sempre il Montepulciano. Produzione 2013 del noto rosso abruzzese a +10% ... Sono emerse però anche altre varietà autoctone ... Un profondo restyling restando fedeli a se stessi. E l’evoluzione del settore vitivinicolo abruzzese che negli ultimi 20 anni, anche grazie a investimenti tanto in campo quanto in cantina, è molto cambiato. Un cambiamento che si nota innanzitutto nel ventaglio delle etichette offerte, che è uscito dal rigido binomio Montepulciano d’Abruzzo (rosso)/Trebbiano (bianco) in voga nel passato per allargarsi a prodotti nuovi. E così sono via via comparse, e si sono affermate sul mercato, le varietà Pecorino, Cococciola, Passerina fino al più raro Montonico (prodotto nella provincia di Teramo). Tutti vini a bacca bianca. “Una diversificazione che non deve sorprendere - spiega Valentino Sciotti, presidente ed ad della Farnese vini, 24 milioni di bottiglie prodotte per un fatturato di 60 milioni di euro realizzato per il qo% in 77 diversi paesi -. Anni fa i produttori privilegiavano le varietà più resistenti a malattie e agenti patogeni e al tempo stesso più produttive, in grado cioè di garantire rese più elevate. Per questo i vitigni meno conosciuti e meno produttivi venivano spesso abbandonati. In seguito una crescente domanda di mercato, che richiedeva vini nuovi e diversi da quelli più diffusi, e l’innovazione tecnologica che ha consentito di recuperare vitigni accantonati e quasi scomparsi, hanno regalato una nuova vita a varietà autoctone come appunto Pecorino e Cococciola”. Il vino abruzzese si è così progressivamente aperto a prodotti nuovi e diversi ma senza rinnegare se stesso, mantenendo cioè il proprio driver forte nel Montepulciano d’Abruzzo che ancora oggi ricopre il 58% dei 33mila ettari di superficie vitata in regione, per una produzione 2013 che dovrebbe toccare i 2,7 milioni di ettolitri, +10% rispetto allo scorso anno. “Attenzione però - aggiunge Marcello Zaccagnini, titolare del Gruppo Zaccagnini che produce 2 milioni di bottiglie e vanta un giro d’affari di 15 milioni di euro realizzati per 1’82% all’estero - questo non significa immobilismo. L’uva Montepulciano è generosa e molto duttile visto che dà vita a prodotti anche molto diversi fra loro. Con la stessa varietà si produce infatti tanto un vino rosso di “pronta beva” quanto le riserve invecchiate con ricorso alla barrique o a botti grandi. Senza contare che dallo stesso vitigno si produce anche un vino rosato (il Cesasuolo) oggi realizzato anche nella tipologia spumante. Un ventaglio di offerte insomma che negli ultimi anni si è arricchito pur partendo sempre dagli stessi grappoli”. Anche il Montepulciano d’Abruzzo in questi anni ne ha fatta di strada, innanzitutto all’estero guadagnando spazio sui mercati con progressi nelle vendite anche a doppia cifra. “La possibilità di imbottigliare il Montepulciano in qualsiasi regione d’Italia - spiega il presidente del Consorzio vini d’Abruzzo, Tonino Verna (200 associati, 150 milioni di bottiglie prodotte per un giro d’affari stimato in 300 milioni di euro oltre il Soro dei quali legati all’export) - è stata per anni la croce e al tempo stesso la delizia del nostro vino. Ha avuto un ruolo positivo perché ha allargato la notorietà delle nostre etichette in anni in cui erano poche le aziende abruzzesi in grado di investire in promozione. Ma d’altro canto ha legato il nome del Montepulciano a un’immagine di vino “da taglio” o comunque di basso prezzo che solo ora, dopo anni di battaglie, siamo vicini a cancellare. Vogliamo adesso proseguire sulla strada della riqualificazione d’immagine del nostro vino-simbolo per arrivare a promuovere l’idea dell’Abruzzo come regione che ha i numeri e la qualità per imporsi sul mercato alla pari di altre regioni enologiche affermate”. “Noi abbiamo sempre creduto nelle potenzialità del nostro Montepulciano - aggiunge Sciotti della Farnese vini - ed è anche per questo che come azienda siamo cresciuti prima all’estero e solo in un secondo momento ci siamo affermati in Italia. Perché per fare apprezzare il nostro Montepulciano d’Abruzzo e vedergli riconosciuto il valore che merita ci siamo dovuti rivolgere all’estero con Usa, Germania e Inghilterra in prima fila. Ma adesso, finalmente, anche da noi le cose stanno cambiando”.

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