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Il Sole 24 Ore

De Girolamo, Letta assume l’interim ... La prima decisione è stata prendere tempo. Per questo Enrico Letta, all’indomani delle polemiche dimissioni di Nunzia De Girolamo, ha annunciato di aver assunto l’interim del ministero delle Politiche agricole. Nessuna sostituzione e neppure la ripartizione ad altri dicasteri delle competenze, il premier prima vuole che si risolva la questione legge elettorale, quella senza la quale (Renzi dixit) ci sarebbero ben poche speranze di sopravvivenza per la legislatura e quindi per il suo governo. Di rimpasto e della sua consistenza - ovvero se limitato alla sostituzione delle caselle rimaste scoperte (oltre alle Politiche agricole, ci sono anche due posti da viceministro e alcuni sottosegretari) oppure se si tratterà di una vera e propria rifondazione - se ne riparlerà eventualmente dopo. Almeno su questo l’intesa con Renzi è assicurata. Il segretario del Pd ancora una volta ha liquidato l’affaire rimpasto come un “giochino” da prima Repubblica. “Il nostro obiettivo non è togliere un ministro ad Alfano e mettere un ministro democratico o togliere un bersaniano e mettere un renziano”, ha detto ieri manifestando “rispetto” per la scelta delle dimissioni di De Girolamo. Letta però sa bene che per rafforzare l’esecutivo, Renzi non può continuare a baloccarsi rimanendo alla finestra. Le dichiarazioni del premier a sostegno della legge elettorale (“sarei il primo ad essere contento”) contengono un messaggio implicito di cui il segretario è il primo destinatario. Dopo quello che a Palazzo Chigi definiscono un “avvio certo e condiviso” del percorso parlamentare sulla riforma del sistema di voto, ossia il via libera della Camera, Renzi dovrà “sporcarsi le mani” nell’esecutivo, anche attraverso la nomina nel governo di suoi uomini di fiducia. In questo senso va interpretata anche la scelta del premier di partecipare alla prossima direzione del suo partito, che discuterà delle proposte su crescita e lavoro da inserire in impegno 2014. E questione di giorni. La verifica sulla fattibilità di realizzare la nuova legge elettorale è attesa già per questa settimana o al massimo nei primi giorni della prossima. Dopodiché “Renzi non potrà tirarla ancora a lungo” e dovrà sedersi al tavolo e mettere la faccia sulle future scelte dell’esecutivo, rimpasto compreso. -
E quello che ieri sera gli ha ripetuto anche il leader del Ncd. Nel faccia a faccia tra Renzi e Alfano non si è parlato infatti solo di legge elettorale ma anche della necessità di rilanciare l’azione dell’esecutivo in concomitanza con il voto alla Camera sull’Italicum. Dallo staff del premier assicurano che “il nostro canovaccio con i punti prioritari del patto di governo è già pronto, ora tocca ai partiti darsi una mossa”. E il Pd è il primo partito della maggioranza. Il premier non può permettersi di rimanere fermo e tantomeno per “colpa” del Pd. “Abbiamo già perso troppo tempo”, spiegava ieri un deputato vicino a Letta,ricordando che il premier avrebbe preferito presentarsi domani a Bruxelles già con Impegno 2014 e magari anche con una squadra di governo rinnovata. L’aut aut del sindaco di Firenze ha invece imposto un ripensamento del timing: “Ora però basta”. La pensano così anche gli altri partiti della maggioranza e soprattutto il Ncd di Angelino Alfano, costretto a contenere l’onda d’urto sollevata dal caso De Girolamo, comprese le voci insistenti di un suo ritorno a Fi. L’ex ministro ieri ha incontrato Alfano smentendo tutte i rumors che la davano in uscita e ha concluso la giornata cenando assieme al suoi colleghi ancora al governo. Il clima non è stato certo quello di una rimpatriata. Brucia la delusione per essere stata “scaricata” dal premier e dalla maggioranza, di cui già aveva preso coscienza dieci giorni fa mentre svolgeva la sua arringa difensiva in un’aula semivuota, senza il premier al suo fianco come invece era avvenuto per la Cancellieri, accompagnata solo dalla staffetta dei ministri del Ncd al banchi del governo. Ma per ora non ci sarà nessun ritorno a Canossa, da Berlusconi. Non che il Cavaliere non l’accoglierebbe a braccia aperte (nonostante dentro Fi siano già partite le dichiarazioni contro il ricorso alle “porte girevoli”); per l’ex premier sarebbe l’ennesimo schiaffo ad Alfano, dopo la rentrée concessagli da Renzi. Ma ancora è tutto troppo prematuro, troppo legato al corso degli eventi, delle variabili che si stanno svelando in queste ore.

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