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Il Sole 24 Ore

Il vino sulla via del valore ... In calo gli ettolitri venduti, in crescita i ricavi: è questa la tendenza degli ultimi due anni. A pesare l’aumento dei prezzi, che però si è progressivamente esaurito nel corso del 2013 ... Aumenta il fatturato del vino (in primo piano nei prossimi giorni al salone Vinitaly a Verona) ma cala la domanda di mercato: negli ultimi due anni il copione è identico. Grazie agli aumenti di prezzo sono cresciuti i ricavi ma sono diminuiti gli ettolitri commercializzati. L’aumento dei prezzi alla produzione, secondo l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, Ismea, si è però progressivamente esaurito nel corso del 2013, sino a riportare nell’ultimo quarto dell’anno il prezzo del vino su livelli inferiori all’anno precedente. Ora che questo effetto è terminato, che cosa accadrà? “Si tratta di effetti indotti da domanda e offerta - risponde Domenico Zonin, presidente dell’Unione italiana vini (Uiv) -. Venivamo da un paio di annidi relativa scarsità e quando ci sono queste situazioni è normale che aumentino i prezzi. Nel 2013 invece la produzione mondiale è cresciuta intorno al 10% e i prezzi sono calati. Questo però non ha riguardato i vini del territorio e a denominazione: la strada giusta che ci consente di superare la concorrenza dei produttori low cost”. Al di là dei dati macroeconomici di produzione, Zonin ritiene positivo chele cantine italiane “siano riuscite ad aumentare i prezzi e ad arrotondare anche le quote di mercato: ciò significa che il processo di riqualificazione del nostro prodotto funziona. Del resto i francesi esportano in volume molto meno di noi ma con un valore molto superiore”. Nel 2013 il vino venduto oltre frontiera ha superato i 20 milioni di ettolitri (-4%), con ricavi che hanno superato di poco i 5 miliardi, il nuovo record storico. L’export ha ormai raggiunto circa la metà della produzione vinicola ed è saldamente al comando tra i vari comparti dell’agroalimentare. Anche per Giorgio Rossi Cairo, proprietario dell’azienda agricola piemontese La Raia, la strada da non lasciare è quella della qualità. “In Italia come all’estero - spiega l’imprenditore - i vini di alta qualità sono in crescita, mentre si contraggono i consumi dei vini di media e bassa qualità. Il consumatore si comporta come nelle altre categorie merceologiche: chi ha potere di spesa è sempre più sensibile alla vera qualità. In questo contesto, l’offerta biologica e biodinamica di alta qualità è una risposta vincente”. Rossi Cairo nei 33 ettari di vigneti biodinamici e in lo di recente acquisizione produce Gavi Docg e Barbera Doc, certificati Demeter. E il 2014? “Non mi aspetto miglioramenti per l’Italia - esordisce Filippo Cesarini Sforza, dg del gruppo Duca di Salaparuta - perché i fondamentali non sono cambiati. Infatti nel primo bimestre le vendite sono stabili. E anche sul fronte internazionale credo che la domanda continuerà a privilegiare solo alcuni vitigni e non i brand”. Duca di Salaparuta ha una forte connotazione in Italia con Corvo, Duca di Salaparuta e Florio. Più ottimista Giulio Barzanò, titolare de il Mosnel Franciacorta: “L’anno è partito molto bene in Italia. Forse nel 2013 molti hanno preferito alleggerire le scorte ma adesso sono costretti a ricoprirsi. Va bene anche l’estero ma rappresenta appena il lodo: abbiamo grandi potenzialità”. La trentina Cavit invece ha trasformato da tempo le potenzialità in ricavi: il 75% dei 152 milioni di ricavi è realizzato all’estero. “Gli Stati Uniti rimangono il mercato più vivace anche nel 2014 - interviene Adriano Orsi, presidente di Cavit e presidente del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative - ma anche in Italia ci difendiamo bene malgrado il forte rallentamento dei consumi. C’è da dire che i mercati esteri oltre a essere trainanti danno anche maggiore garanzia di pagamento”.

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