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Il Sole 24 Ore

Vinitaly, più acquirenti dall’estero ... Si spengono le luci su Vinitaly ma rimane un consuntivo forse al di sopra di ogni aspettativa Alla vigilia si temeva l’effetto tenaglia del ProWein di Dusseldorf (fiera chiusa 5 giorni prima) e l’imminente avvio del Padiglione del vino per Expo (con un annunciato overbooking). Ieri si è conclusa la 49 edizione del Salone internazionale del vino con i 50mila visitatori (in linea con l’anno prima), di cui, dai primi dati, 58mila buyer esteri (+3mila), e 4mila espositori. “La grande novità - annuncia Giovanni Mantovani, dg di Verona- fiere - è che è ritornato il mercato italiano, un sintomo del superamento della crisi italiana. Sul fronte internazionale, i Paesi presenti sono passati da 120 a 140, con i nordamericani che costituiscono il 20% degli operatori esteri, seguiti dall’area di lingua tedesca con il 25%”. Nella classifica seguono Regno Unito, Scandinavia, Francia, Giappone, Cina e Far east, Russia, Brasile. Sono anche spuntati operatori del NordAfrica.“La cannibalizzazione del ProWein non c’è stata- sostiene Mantovani
- anzi gli operatori hanno trovato un motivo in più per fermarsi e visitare entrambe le fiere”.
Qual è invece il giudizio degli operatori italiani? “Molto bene - esordisce Vito Varvaro, presidente di Settesoli di Menfi (6mila ettari vitati e 2mila soci) - abbiamo centrato il target di buyer americani, britannici e tedeschi: si temeva che l’eccessiva vicinanza al ProWein facesse disertare Vinitaly ma così non è stato”. Anche Francesco Ferreri, contitolare di Valle dell’Acate e presidente di Assovini Sicilia, esprime soddisfazione. “Vinitaly è la nostra fiera - sottolinea Ferreri, presentando l’anteprima “Sicilia en primeur” (17 e i8 aprile a Taormina) - E anche quest’anno non ha deluso le aspettative”. I produttori dello stand dei vini pugliesi si dicono felici e anche un po’ sorpresi delle 50mila presenze registrate. Sulla stessa lunghezza d’onda le cantine del nord. Il veneto Sandro Boscaini, titolare dell’Amarone di Masi,valuta “ottime le giornate di lunedì e martedì, con presenze preponderanti, rispettivamente, di operatori italiani ed esteri. Difficile “digerire” 10mila persone per Verona, ma rimane un grande crocevia delle strade del vino. Sono certo che la 50esima edizione di Vinitaly migliorerà ancora, anche sotto l’aspetto organizzativo”. Sorrisi anche dai produttori di Prosecco: “Vinitaly è la fiera del vino italiano - spiega Stefano Zanette, presidente del Consorzio del Prosecco Doc - con le sue peculiarità, l’entusiasmo degli appassionati e la partecipazione dei buyer esteri, con cui abbiamo firmato molti contratti”.
Soddisfazione anche da parte dei “franciacortini” Arturo Ziliani, ad di Berlucchi, e Maurizio Zanella, ad di Ca’ del Bosco. “Una marea di appassionati ma anche tanti operatori” dicono i due imprenditori lombardi.
“La sfida di Vinitaly con Pro Wein è vinta - annuncia Donatella Cinelli Colombini, titolare di Casato Prime Donne a Montalcino e di Fattoria del Colle a Trequanda - Siamo molto soddisfatti. Poi il Brunello di Montalcino 2010 è stata una calamita irresistibile. Ma il bello è che sono tornati gli operatori italiani: non si capisce ancora se è una scommessa sul futuro o l’uscita dal tunnel”. Anche l’emiliano Mauro Chiarli, ad dell’omonima azienda modenese, si dichiara “piacevolmente sorpreso dai risultati di Vinitaly. Abbiamo visto molti operatori italiani ed esteri”.
Per Veronafiere però non è tempo di tirare il fiato. Quale organizzatore del Padiglione “Vino a Taste of Italy” Expo Mantovani annuncia che “non ci sono più spazi disponibili per nuovi ingressi: ci saranno oltre 2.500 aziende (anche a rotazione sui 6 mesi ndr) con 3.500 referenze vinicole”.

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