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Il Sole 24 Ore

Cantine in crescita
senza intermediari ... La chiave del successo al- l’estero di Giv? Non affidarsi a importatori terzi, ma avere in ognuno dei principali mercati la propria società di importazione e di distribuzione.
GruppoltalianoVini-milledipendentiequasi35omilionidifat- turato - racchiude nella sua pancial5 cantine storiche dell’enologia made in Italy, da Nino Negri in Valtellina fino alle Tenute Rapitalà in Sicilia. E già questo le permette di essere uno dei principali esportatori italiani del settore: la qualità e la cura che solo i piccoli sanno dare, insieme alla capacità organizzativa e di movimento che solo i grandi gruppi sanno garantire. A questa potenza di fuoco, si aggiunge la marcia in più della presenza diretta all’estero. “Abbiamo cominciato con gli Stati Uniti, poi si sono aggiunte la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca e da ultima Shanghai”, racconta Roberta Corrà, da meno di un anno direttore generale del gruppo veronese. Quello stesso gruppo in cui suo padre tanti anni fa aveva iniziato come cantiniere.
Roberta Corrà viene dai colossi della distribuzione organizzata e sa bene quanto il fattore distributivo sia cruciale nel successo sui mercati esteri. Alcune delle società di import create da Giv sono solo partecipate, altre sono interamente controllate. Ma il senso dell’operazione non cambia:
“credo molto nell’importanza di avere manager residenti e una struttura organizzata all’estero - dice ci consente di avere una
flessibilità e un dinamismo che altrimenti non potremmo raggiungere dall’Italia. Flessibilità, ad esempio, nell’adattare i prezzi dei
prodotti alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Dinamismo nell’intuire subito i gusti dei consumatori e le mode del momento”.
Grazie a questa scelta organizzativa, Giv vende all’estero il 75% della produzione e a Saceri corre soprattutto per le coperture assicurative. I mercati più problematici oggi? “La crisi russa per noi è stata un duro colpo - ammette Roberta Corrà - a Mosca lavoravamo molto bene anche senza avere un investimento diretto, mai dati di settembre ci dicono che le nostre vendite qui sono calate del 30 per cento. Spero che aver scelto di rimanere nel Paese, nel lungo periodo, ci premierà”. Di turbolenze la Giv ne sta sentendo anche in Cina, dove a gennaio il gruppo ha aperto una trading company al 100% di proprietà: “A Pechino in questo momento i consumi sono fiacchi,complici le politiche di austerity . Per fortuna qui stiamo vendendo molto bene col canale e-commerce”. Nel mirino del gruppo c’è però il settore Horeca (forniture per alberghi e ristoranti): “Un comparto - spiega Corrà - per il quale lanceremo un grande progetto”. L’annuncio a Vinitaly 2016.

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