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Il Sole 24 Ore

Allarme deregulation dei vini Doc … Appello degli operatori al ministro Martina perché Bruxelles vuole liberalizzare le denominazioni... Nebbiolo e Verdicchio prodotti anche all’estero lunedì vertice... Attacco al cuore dei vini Doc. La Commissione Ue sta lavorando a una modifica del regolamento 607 del 2009 per rivedere le norme sull’etichettatura delle denominazioni d’origine. L’ipotesi allo studio punta a una profonda liberalizzazione che consenta ai produttori di qualsiasi Paese di utilizzare in etichetta anche i nomi dei vitigni oggi riservati a singoli Stati. In sostanza l’uso di nomi che insieme all’indicazione di una località geografica sono parte di una denominazione registrata come Lambrusco di Sorbara, Nebbiolo d’Alba, Vermentino di Gallura, ma anche Primitivo di Manduria, Aglianico del Vulture e tanti altri era finora riservato all’Italia. Mentre, se passasse l’ipotesi allo studio Ue, in futuro anche i produttori di altri Paesi potrebbero riportare in etichetta termini come Nebbiolo, Fiano o Verdicchio. Di fronte a questa prospettiva una larga fetta della filiera vitivinicola italiana (dall’Alleanza delle cooperative all’Assoenologi, dalla Cia alla Confagricoltura, dalla Federdoc alla Federvini e all’Unione italiana vini) ha scritto al ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina. “Se la Commissione Ue - si legge nella lettera - decidesse di procedere alla liberalizzazione qualsiasi produttore europeo potrà utilizzare nomi storici della viticoltura italiana. Tutti termini che sono parte integrante di rinomate Dop e Igp registrate dalla metà degli anni Settanta e che andrebbero difese da fenomeni di concorrenza sleale”. Per questo le organizzazioni del vino hanno chiesto a Martina di attivarsi perché una tale deregulation “non si trasformi in una proposta di regolamento che rischierebbe di banalizzare Dop e Igp italiane penalizzando gli investimenti sostenuti negli anni dai produttori”. “L’operazione va bloccata - ha detto l’Europarlamentare Paolo De Castro, tra i primi a sollevare la questione - perché anche se fosse ridimensionata si risolverebbe in un sicuro danno per il vino italiano. Non possiamo cedere ad altri l’uso di nomi come Lambrusco che hanno fatto da apripista del vino italiano nel mondo e ancora oggi sono tra i prodotti più esportati. Anche i francesi della Borgogna sono con noi. La riforma del 2008 si regge su un equilibrio delicato che ha garantito sviluppo a tutti e non va messa in discussione”. A preoccupare poi anche un orientamento che sembra stia prendendo piede a Bruxelles. “La Commissione trincerandosi dietro l’obiettivo della semplificazione - spiega la responsabile vino di Confagricoltura, Palma Esposito - punta a regolamentare con un unico provvedimento settori differenti. Relegando cioè sotto un cappello unico comparti come vino, uova, formaggi e banane cancellando le specificità”. “Dietro le decisioni Ue - aggiunge il responsabile vino della Cia, Domenico Mastrogiovanni - ci sono la difesa dei produttori e la tutela dei consumatori. Una riforma come questa allo studio invece rischia di scontentare tutti penalizzando i produttori senza alcun vantaggio di trasparenza per il mercato”. Lunedì Martina a Bruxelles incontrerà il Commissario Ue Phil Hogan e l’incontro avrà come primo punto dell’ordine del giorno la liberalizzazione delle regole per l’etichettatura del vino.

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