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Il Sole 24 Ore

Sistema, delle autorizzazioni,
cambiano le regole nei vigneti ... La rivoluzione nel vigneto. Dallo scorso primo gennaio sono cambiate le regole europee sulla gestione degli impianti per la produzione di vino. Dal sistema dei diritti di impianto (in vigore fin dagli anni ‘70) si è passati a quello delle autorizzazioni all’impianto. Un cambio della guardia che in realtà va molto oltre il semplice avvicendamento tra termini.
Sia i diritti che le autorizzazioni sono in sostanza le licenze che occorre avere, insieme alla titolarità del vigneto, per produrre vino. E sono quindi entrambi uno strumento per regolare l’impianto di superfici vitate e, di conseguenza, l’offerta divino in Europa. Insomma due sistemi di gestione della produzione.
Ma prima ancora di spiegare le differenze tra i due meccanismi può essere utile ricordare come mai si è deciso di sostituire i vecchi diritti con le nuove autorizzazioni. La decisione è frutto di un compromesso che fu raggiunto al termine di un duro braccio di ferro: Bruxelles, con la riforma dell’Ocm vino del 2008 aveva disposto la semplice cancellazione dei diritti di impianto. L’obiettivo era quindi quello di arrivare a una sostanziale liberalizzazione dei vigneti e di allineare la vecchia Europa ai Paesi di recente viticoltura come Usa, Australia o Sudamerica dove non esiste nessun vincolo all’impianto delle viti.
Contro questa previsione si scagliarono, nel 2008, i produttori europei secondo i quali la deregulation produttiva immaginata dai tecnici Ue rischiava di mettere in pericolo tutto il sistema vitivinicolo perché, autorizzando l’impianto indiscriminato di superfici vitate, si rischiava un boom produttivo con conseguente crollo delle quotazioni.
Così dopo mesi di confronti duri il fronte dei vignerons europei, capitanato da italiani e francesi, riuscì a modificare le norme varate da Bruxelles appena qualche mese prima e nel 2013. ottenne il mantenimento di un sistema digestione della produzione. Un sistema però più flessibile rispetto al passato visto che le nuove autorizzazioni, a differenza dei diritti, non sono commercializzabili.
Un aspetto quest’ultimo che limita non poco la possibilità di realizzare nuovi impianti produttivi. Infatti mentre in passato bastava acquistare sul mercato i terreni e il relativo diritto adesso le nuove autorizzazioni saranno rilasciate dagli Stati membri ogni anno, ma solo nella misura dell’1% della superficie vitata nazionale. Per l’Italia si tratta di circa 6400 ettari l’anno. Licenze che saranno rese disponibili con bando unico nazionale.
Il plafond di nuove autorizzazioni ha lo scopo di consentire ai produttori dei diversi Paesi di realizzare i cambiamenti necessari per adeguare la produzione vitivinicola ai trend del mercato spostandola cioè tra le diverse tipologie di vino o le differenti aree del Paese. Secondo alcuni produttori i 6400 ettari di nuove autorizzazioni rese disponibili ogni anno (le domande andranno presentate tra il 15 febbraio e 31 marzo) saranno in- sufficienti a bilanciare il ridimensionamento in atto nel vigneto Italia. In media negli ultimi anni, a causa soprattutto di fenomeni di abbandono da parte di viticoltori anziani che non sono sostituiti dalle nuove generazioni, il potenziale produttivo italiano si è ridotto al ritmo di 8- 9mila ettari l’anno.
Tuttavia, al di là di questo aspetto, il mondo produttivo ha spesso sottolineato il positivo ruolo svolto dal ministero per le Politiche agricole nella gestione del passaggio dai diritti alle autorizzazioni.
“In particolare - ha detto il presidente dell’Unione italiana vini, Domenico Zonin - vediamo con favore il fatto che il ministero abbia mantenuto l’impostazione centrata sul bando unico nazionale (al quale i viticoltori che faranno domanda avranno accesso pro-rata), evitando quindi di declinarlo in bandi regionali o definendo criteri di priorità che spesso si rivelano fonte di oneri burocratici e di difficoltà gestionali. L’unico requisito di ammissibilità al bando è l’essere già proprietari di un vigneto. A questo punto il sistema deve solo essere completato da un regime di sanzioni per escludere dalle future assegnazioni quei produttori che pur assegnatari di nuove licenze le lascino inutilizzate. Un comportamento che rischierebbe di danneggiare l’intera viticoltura italiana”.

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