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Il Sole 24 Ore

Vino, a rischio l’export delle Pmi ... Si alza lo scontro tra i viticoltori italiani e Bruxelles. Disinnescata, almeno per il momento, la mina della liberalizzazione dei nomi dei vitigni in etichetta (si veda il Sole Ore del 23 gennaio 2016), ecco che si apre un nuovo fronte: quello che vede una vera e propria offensiva della Commissione Ue nei confronti dei piccoli produttori divino.
E quanto emerso dal vertice che si è tenuto nei giorni scorsi al ministero per le Politiche agricole, tra le organizzazioni italiane dei produttori e il dirigente della Dg Agri a Bruxelles, Jacques Nadolski. Nel corso del confronto il dirigente Ue se da un lato ha confermato il rinvio della discussione sulla questione della liberalizzazione delle etichette (che nelle intenzioni Ue dovrebbe consentire a chiunque di riportare i nomi oggi riservati all’Italia come Lambrusco, Verdicchio o Vermentino) dall’altro ha lanciato una nuova sfida. E ha lasciato trapelare che la Ue vuole scardinare un’altra specificità del vino italiano e cioè le agevolazioni riconosciute ai piccoli produttori. Secondo quanto previsto dalle norme comunitarie è “piccolo produttore” chi produce, per almeno tre anni di fila, non più di mille ettolitri divino l’anno (paria poco più di 130mila bottiglie). Dal riconoscimento di questo status discendono, per chi intende esportare, procedure doganali estremamente semplificate.
La categoria dei “piccoli viticoltori” è tutt’altro che marginale in Italia. Basti pensare che secondo una stima di Coldiretti su 48mila produttori vitivinicoli censiti nel nostro paese quelli che producono oltre i mille ettolitri l’anno sono appena 2.400. Pertanto gli altri 45mila sono “piccoli”. “E Bruxelles - spiega il responsabile vino della Coldiretti, Domenico Bosco - nell’ambito di un generico obiettivo di semplificazione e di armonizzazione delle regole vuole escludere dai benefici proprio i “piccoli produttori” che esportano. Considerato che oltre il 50% del vino italiano finisce sui mercati esteri, è evidente che con questa misura molte piccole aziende italiane che oggi spediscono all’estero i propri vini con procedure semplificate e in deroga potrebbero presto sottostare alle medesime regole e agli stessi oneri burocratici di aziende da milioni di bottiglie”.
Ma la battaglia rischia di rivelarsi ancora più insidiosa visto che all’orizzonte. si profilano anche implicazioni. di carattere fiscale. “Siamo particolarmente preoccupati per un riferimento che è stato fatto dai tecnici Ue - aggiunge il responsabile del settore vino della Cia, Domenico Mastrogiovanni - all’ipotesi di cancellare un’altra deroga riconosciuta al vino: quella di settore “accisa assolta”. Una caratteristica dovuta al fatto che il vino viene considerato un prodotto dell’agricoltura trasformato in cantina e in quanto tale completamente diverso da altri prodotti alcolici soggetti invece ad accisa. La cancellazione di quest’altra agevolazione aprirebbe spazi preoccupanti sotto il profilo fiscale con pesantissime ricadute sul piano dei costi di produzione. Un’ipotesi che se si rivelasse reale ci troverebbe pronti a dare battaglia”.

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