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Il Sole 24 Ore

I vini italiani vogliono conquistare la Cina ... Dal baijiu al putaojiu. La Cina sta svoltando, lentamente, dai suoi tradizionali superalcolici ai vini, sia locali che d’importazione. Un esempio? A fine febbraio, all’hotel Kempinski di Shanghai, in contemporanea con il G20 finanziario, andava in scena un altro Summit, molto più frizzante: il China wine summit. Decine di espositori di vino “Made in China”, degustazioni, sessioni tematiche a iosa, giovani cinesi alle prese con calici da degustazione: tutti segnali che il vino sta ormai entrando nella quotidianità cinese.
Tra gli invitati al più grande forum dedicato solo ai vini cinesi, oltre a Ian D’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy, impegnato in una masterclass dedicata al Brunello, c’era un’altra celebrità, Jancis Robinson, wine writer del Financial Times, insieme ai maggiori esperti cinesi del settore, tra cui Li Demei, Ian Dai e Youngshi.
Logico che Vinitaly International, la divisione internazionale di VeronaFiere, insista sulla Cina, per di più in un’area distante dalle rotte vitivinicole classiche: Chengdu, la capitale della provincia del Sichuan, quindi niente di più lontano dai grattacieli di Pudong, ma niente di più vicino a nuovi mercati dal potenziale enorme per i vini stranieri.
“Se iniziano a bere vino, inizieranno a comprendere le particolarità dei diversi vini, tra cui quelli italiani” è il motto di Ian D’Agata. Ma bisogna insistere, niente può essere dato per scontato. Infatti, da ieri fino a mercoledì 23, Vinitaly International è all’International Wine and Spirits Show di Chengdu, presente con ben 39 aziende al fuorisalone di
“China Food and Drinks Fair for Wine and Spirits”, uno dei più importanti eventi B2B nel settore del vino cinese. La chiamano Tangjiuhui, la settimana del vino, con decine e decine di fuorisaloni. Qaello di Vinitaly che da quest’anno si svolge al1o Shangri- La, ha gli stessi organizzatori del Kempinski Hotel, il più importante, attivo dal 2009, dove Vinitaly International ha partecipato nelle due edizioni precedenti (2014 e 2015). Vinitaly Chengdu 2016 ha un programma molto intenso (www.vinitalyinternational.com/it/eventi/ chengdu2016), che include il classico Walk Around Tasting B2B, Masterclass e gli Executive Wine Seminar della Vinitaly International Academy, con la collaborazione di alcuni dei principali importatori cinesi di vino italiano. Sono questi ultimi, infatti, i king maker del vino italiano in terra cinese.
Tra i buoni motivi per esserci è che la Cina guarda all’Italia e al vino italiano con un occhio di favore e si cominciano a raccogliere i frutti del lavoro fatto da Vinitaly International, affidata alle cure di Stevie Kim, il managing director. Non è casuale che i cinesi di Cws abbiano pensato di invitare il direttore scientifico della Vinitaly International Academy: la struttura è innovativa, prende sempre più piede e gli esperti di vino di tutto il mondo stanno diventando consapevoli della su esistenza e della sua potenziale importanza.
I vini cinesi stanno migliorando, anche se i produttori dovranno fare importanti modifiche e correzioni di rotta. I cinesi però iniziano a capire lo sforzo che è stato fatto da parte nostra, si sentono tranquilli e sono contenti di far parte del mondo Academy, un club ristretto che assorbe sempre più cinesi interessati al vino. Siamo al secondo corso di certificazione dell’Academy, che ha oggi un italian expert cinese, Lingzi He,e sette ambassador da Greater China, tra cui i due più autorevoli sommelier cinesi,Yang Lu e Ying Guo. In aprile il più importante esperto di vino in lingua cinese, Li Yusen,
insieme ad altri 18 candidati cinesi aprirà la seconda edizione di VIA a Verona. Non è un caso se ci sarà quindi la seconda edizione del corso di certificazione da Italian Wine Ambassador e Italian Wine Expert e che più di un terzo dei candidati viene da Greater China. “Non ci nascondiamo il fatto che il vino italiano ha delle complessità da superare - afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di VeronaFiere -; per questa ragione abbiamo creato l’Academy, per aiutare gli stranieri a capirlo meglio. Quelli italiani sono meno famosi dei francesi, però si sposano ancora meglio al cibo. Staremo a vedere”. Se i cinesi cominciano a bere vino, il passo successivo sarà che berranno anche i nostri, di vini, a tavola, con tutto ciò che del made in Italy si abbina al vino.

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