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Il Sole 24 Ore

L’Italia investe su fiere e brand ... Promuovere e semplificare. Sono le due parole chiave
per il vino made in Italy. La promozione del vino all’estero e lo snellimento burocratico saranno infatti al centro di due importanti provvedimenti del ministero per le Politiche agricole per disegnare il futuro del settore. La strada maestra per il vino italiano, che con il +54% registrato dalle esportazioni 2015 ha messo a segno il sesto record consecutivo sul fronte delle vendite all’estero (arrivate a quota 5,4 miliardi di euro) resta infatti ancora quella dei mercati internazionali dove per essere presenti in maniera efficace sarà importante migliorare la propria competitività. Per questo promozione e lotta alla burocrazia sono due facce quindi della stessa medaglia.
Aspetti che saranno al centro del 50° Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile 2016), un’edizione che sarà inaugurata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e che vedrà la partecipazione il giorno 11 del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi impegnato in un confronto con il fondatore della piattaforma di e-commerce cinese, Alibaba, Jack Ma.
Il primo passò però per sbarcare su mercati nuovi e consolidare le posizioni laddove si è già presenti è quello di utilizzare nella maniera più efficace la ricca dotazione di risorse comunitarie messe a disposizione da Bruxelles fino al 2020 (circa 102 milioni di euro l’anno per cofinanziare progetti di promozione al 50%). E proprio su questo terreno si registra una delle principali novità nei giorni scorsi dopo una lunga trattativa tra Stato e regioni è stato finalmente approvato il decreto che riscrive le regole per utilizzare questi finanziamenti strategici.
Un intervento atteso quello del Mipaaf visto che secondo le stime dell’Unione italiana vini solo nel 2014 le risorse spese sono state 82 milioni a fronte di uno stanziamento di 102. Nel complesso nell’ultimo triennio sono rimasti inutilizzati circa 50 milioni di fondi Ue vanificando investimenti per una cifra doppia. Un lusso che il vino italiano non si può permettere. E per questo si è accelerato sulle nuove regole definendo un nuovo quadro per guidare gli investimenti nei prossimi anni. Innanzitutto il provvedimento non ha modificato la distribuzione delle risorse (che restano gestite per un terzo a livello nazionale e per due terzi dalle Regioni) e che in passato era stato più volte contestato (le risorse non spese erano tutte del budget regionale mentre i fondi gestiti a livello centrale dal Mipaaf sono andati regolarmente esauriti).Tuttavia questo non significa che il provvedimento non introduca una svolta sul fronte dell’efficienza Le nuove regole infatti riducono l’importo minimo per i progetti (che potranno prevedere partecipazione a fiere all’estero, realizzazione di interventi pubblicitari o iniziative di incoming, ovvero l’invito in Italia di buyer o opinion leader stranieri), riscrivono i requisiti per le iniziative multiregionali (spesso in passato sul banco degli imputati), introducono una griglia di priorità unica ali- vello nazionale per la valutazione dei progetti, definiscono una tabella dei costi standard per uniformare le iniziative, e decretano (ma questa volta su input di Bruxelles) criteri rigidi per la valutazione degli investimenti.
L’importo minimo per le iniziative passerà dai precedenti 100mila a 50 mila euro. I progetti multiregionali non potranno assorbire più di 4 milioni di euro dal budget nazionale (di oltre 30 milioni) mentre in passato erano arrivati a monopolizzarne circa la metà. La griglia di priorità unica e la tabella di costi standard spingono nella direzione di una maggiore uniformità riducendo i margini di discrezionalità nella spesa. Ma soprattutto criteri più stringenti nella valutazione degli investimenti: se non si utilizzano in pieno le risorse richieste occorrerà chiarirneimotivi altrimenti si
rischieranno penalità per il futuro.
L’altro tassello della strategia
del ministero per migliorare la
competitività del vino italiano è la
lotta alla burocrazia. Sotto questo aspetto a Verona verranno presentate e discusse due importanti
novità. La prima e il Testo Unico della vite e del vino giunto al ter
mine del suo lungo iter parlamentare. Il provvedimento, oltre a riorganizzare e sintetizzare la
complessa stratificazione cli norme relative al settore vino, prevede importanti novità in materia di controlli e sanzioni con l’introduzione delle misure del “ravvedimento operoso” e della “diffida” che consentiranno agli operatori incappati in irregolarità solo formali di sanare la propria posizione in corso d’opera, evitando le pesanti sanzioni previste in passato. Finora la disciplina sanzionatoria metteva sullo stesso piano errori documentali e casi di vera e propria frode. Sempre per quanto riguarda il Testo unico, altro aspetto importante, che però al momento è previsto solo come proposta di emendamento -
bisognerà vedere se resisterà al
voto finale della Commissione
Agricoltura previsto in settimana - riguarda l’introduzione nel sistema delle certificazioni dei vini
Dop e Igp dei controlli in base all’analisi del rischio. In sostanza, si tratta di misure per realizzare le verifiche in modo più mirato ottenendo risparmi in termini di costo
senza ridurre la qualità dei controlli. Il secondo step sul piano della lotta alla burocrazia nel settore del vino è la dematerializzazione dei registri vitivinicoli, attualmente nella fase sperimentale che diventerà definitiva dal 30 giugno.
L’obiettivo è trasferire on line la totalità dei registri cartacei necessari per tracciare le movimentazioni di uve e vino e per rilevare le
operazioni realizzate in cantina.
Saranno esonerati i produttori
che realizzano meno cli mille etto- litri di vino oche operano solo in
regime di vendite dirette. “Non promettiamo di azzerare tutti gli
oneri burocratici - spiegano all’Ispettorato repressione frodi -
ma siamo convinti che entro un anno sarà possibile dimezzare gli adempimenti”.

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