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Il Sole 24 Ore

La Corte di cassazione chiude la guerra per la Docg Asti tra produttori del Moscato e Zonin. Infatti con la sentenza del 13 aprile (n. 7292) le Sezioni unite della suprema Corte di Cassazione hanno definitivamente archiviato l’estensione geografica della

Docg Moscato d’Asti, disposta dal decreto ministeriale 16 maggio 2012.

La Cassazione ha confermato le sentenze emesse dal Tar e dal Consiglio di Stato ch e, negliultimi quattro anni, avevano dichiarato l’illegittimità del decreto ministeriale con cui era stata ampliata l’estensione territoriale della Docg ad alcune aree del comune di Asti, incluse Castel del Poggio, di proprietà del gruppo Zonin, per

mancanza dei presupposti sostanziali e procedurali richiesti dalla legge (il Decreto legislativo 61/2010).

Favorevole all’estensione era l’azienda ricorrente del gruppo Zonin, contrarie l’Associazione produttori Moscato d’Asti e Coldiretti. Soddisfatto si dichiara il presidente dell’Associazione produttori Moscato d’Asti, Giovarmi Satragno: “L’intera vicenda giudiziaria ha confermato - sostiene - che l’estensione di una Docg deve avvenire nel rispetto della normativa vigente. Ora Zonin ha sei mesi di tempo per rivolgersi alla Corte di giustizia europea, ma, in questo caso, la vicenda riguarderebbe l’Europa e l’Italia e non più i produttori ”.

Sorpreso si dice Massimo Truzzi, neo ad del gruppo Zonin. “Quello del ricorso alla giustizia europea- sostiene Truzzi- era stato indicato a sua tempo come uno

dei percorsi possibili. Ora mi confronterò con i fratelli Zonin, faremo una riflessione sulla vicenda e poi decideremo il da farsi”.

Rimane l’assurdo di una vicenda in cui il comune di Asti non rientra nel disciplinare di una denominazione a cui dà il nome: come succede per Montalcino, Soave, Prosecco, Gavi. “Certo che dovrebbe essere così è l’abbiamo detto più volte - sbotta Giorgio Bosticco, presidente del Consorzio dell’Asti Docg - Ma la procedura formale per l’ampliamento geografico è stata condotta in modo sbagliato. Senza cioè rispettare i passaggi e le maggioranze legali necessarie”.

Infine, la vertenza giudiziaria si è svolta in un periodo di profonda crisi dell’Asti Doc: Wine Monitor di Nomisma rileva che nel 2013/15 l’export è scivolato del 24% a volume e del 28% a valore, a 123 milioni. “Il crollo - osserva Denis Panini di Nomisma - è legato soprattutto alla crisi russa, Paese massimo consumatore”. Bosticco aggiunge che da 66 milioni di bottiglie si è scesi a 54 milioni, di cui 6 perse in Russia, 2,5 in Italia e 1,5 in Austria.

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