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Il Sole 24 Ore

Consumi stanchi e peso delle accise sulle bevande alcoliche hanno zavorrato il mercato italiano nel 2015 mentre l’export è rimasto positivo per vino, aceti ed alcolici: è la sintesi tracciata ieri durante l’assemblea di Federvini, la Federazione delle imprese di vini, liquori e aceti. Dal fronte governativo però sembrano profilarsi delle aperture sul fronte fiscale, ma bisogna attendere il decreto fiscale.

Mentre per l’anno in corso i dati sull’export sembrano confermare il quadro del 2016.

“Il 2015 è stato un altro anno complesso per tutto il comparto agroalimentare in Italia -ha detto il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, in occasione dell’assemblea generale di ieri - I consumi hanno ancora una volta stentato. Sebbene l’export ha rappresentato una boccata di ossigeno per il settore, occorre ridare dignità al mercato interno e ai consumi domestici e riconoscere alle produzioni di vini, di spiriti e di aceti un ruolo strategico nell’economia nazionale”. La stagnazione del mercato domestico è posta da Federvini direttamente in relazione al peso crescente degli aumenti d’accisa sulle bevande alcoliche e da altre criticità legate alla percezione delle stesse.
I primi inasprimenti fiscali delle accise sugli alcolici (nel decreto Cultura e decreto Scuola del Governo Letta) sono scattati nel 2013 e poi si sono ripetuti nel 2014 e nel 2015 con un balzo del30%. “Alla fine - ribadisce Boscaini - si sono depressi i consumi del 5% e le entrate del fisco sono scivolate dell’1,5%. Non mi sembra un’operazione riuscita”.

Uno studio condotto da Nielsen sul consumo delle bevande alcoliche in Italia ha inoltre rilevato che nel quinquennio 2011-2015 si sono persi 1,8 milioni di consumatori (-5%) a 32,2 milioni. Tra coloro che invece continuano a consumare bevande alcoliche la frequenza del bere è passata da 4 volte a 3,6.

Nel corso dell’assemblea di Federvini, il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli ha lasciato intendere che all’interno del processo di armonizzazione delle accise potrebbero esserci delle novità. “Il decreto fiscale è in costruzione - ha detto De Micheli- e lì dentro ci sono 4 - 5 cose che riguardano la filiera del vino”.

Il vino rimane il prodotto più diffuso e con la frequenza di consumo più alta, ma subisce uno dei cali più marcati: -5010. In calo anche il trend dei liquori (-30%), dei distillati (-17%) e dei cocktail alcolici (-31%). Tengono invece i consumi di champagne, spumante e prosecco e quelli di aperitivi alcolici.

Diversa la musica per l’export. Nel 2015 l’Italia ha esportato vini e mosti per 5,5 miliardi (+4,8%) e in volume per 21 milioni di ettolitri (-2,3%): gli Stati Uniti sono il mercato extra Ue più premiante con 1,2 miliardi; in Europa invece la Germania si conferma leader e precede il Regno Unito.
Gli spumanti hanno trascinato da soli l’export, altrimenti fermo: +28% a valore per 194 milioni. Risultati eccellenti in particolare in Germania (+2,9% a valore) e nel Regno Unito (+46%).

In retromarcia invece i vini aromatizzati (-12,6% a 148 milioni) e fermi i vini liquorosi (+o,8% a 57 milioni).

Performance positive per gli aceti che hanno registrato una mini crescita dell’11% a 245 milioni. Tra i mercati più importanti, gli Stati Uniti con oltre 71 milioni, la Germania con 43 e la Francia con 20,6. E nel 2016? “E presto per dirlo - osserva Boscaini - nei primi mesi abbiamo visto un andamento vivace degli ordini di spumanti e rosati, ora si passa agli altri vini. Direi però che si profila una conferma del quadro del 2015”.

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