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Il Sole 24 Ore

Vigneti, tagliate le nuove licenze ... È polemica sulle autorizzazioni all’impianto dei vigneti. Nei giorni scorsi Agea ha comunicato alle regioni il numero di nuove licenze che saranno riconosciute ed emerge il rischio di sperequazioni tra aree geografiche e tra diverse tipologie di aziende.
Gli squilibri derivano innanzitutto dal boom di nuove richieste. A fronte di una disponibilità 2016 di 6.376 ettari (una quota pari all’1% della superficie vitata nazionale sarà messa a bando ogni anno) sono state presentate domande per 67mila ettari. Ma, soprattutto, a finire sul banco degli imputati è il criterio col quale le nuove licenze saranno distribuite. Per il primo anno sarà esclusivamente quello del “pro rata” ovvero del taglio lineare (con percentuale definita per ogni regione in base al divario tra domande e disponibilità). Un criterio che premia chi più chiede senza valutazione qualitativa. L’unico requisito per presentare la domanda è quello di essere proprietario di un terreno, anche non a vigneto. Secondo i dati Agea le sole regioni che non subiranno tagli rispetto a quanto richiesto saranno Lazio, Umbria e Piemonte. Tutte le altre si vedranno applicare decurtazioni a partire da Veneto e Friuli-Venezia Giulia nelle quali l’exploit di domande (spinte dai fenomeni Prosecco e Pinot grigio) porterà ad autorizzare rispettivamente il 2,5% e il 2,4% di quanto richiesto. Percentuali inferiori al 50% sono state registrate anche in Emilia Romagna (11%), Toscana e Sicilia, Puglia e Basilicata (21%). Il che lascia immaginare un significativo numero di rinunce. Il decreto che ha istituito il sistema delle autorizzazioni prevede che le nuove licenze vadano utilizzate entro tre anni dall’assegnazione pena pesanti sanzioni. Ma se un produttore si è visto autorizzare meno del 50% di quanto richiesto può optare per la rinuncia senza multe. I problemi maggiori - secondo quanto denunciano le organizzazioni agricole - riguardano gli squilibri generati dal sistema pro rata. “In Veneto spiega il responsabile vitivinicolo Cia, Domenico Mastrogiovanni chi ha chiesto nuove autorizzazioni per un ettaro si vedrà assegnata una licenza per un vigneto di 250 metri quadri. Ed è molto difficile che proceda all’impianto, i costi sarebbero superiori ai benefici. Invece un’azienda che abbia chiesto nuove licenze per 200 ettari se ne vedrà assegnati 5”.
Visto che per presentare domanda bastava la titolarità dei terreni (anche non a vigneto) si sono verificati casi di aziende ad esempio zootecniche (settore in grave crisi di redditività), in province non propriamente vitivinicole come Venezia o Rovigo che, disponendo di grandi appezzamenti a pascolo ne hanno riconvertiti anche una piccola parte realizzando significative plusvalenze.
“Non abbiamo nulla contro l’ingresso di nuove imprese - aggiunge Mastrogiovanni- ma questo non può avvenire a scapito dei piccoli produttori che hanno avuto l’unico “torto” di presentare domande proporzionate alle necessità”. “Occorre modificare il decreto con correttivi al “pro rata” prosegue il responsabile vino di Coldiretti, Domenico Bosco -. Pensiamo alla definizione di un tetto minimo e massimo alle richieste o all’ipotesi di privilegiare i viticoltori che hanno ottenuto autorizzazioni ma hanno rinunciato perché ristrette rispetto alle necessità. Vanno evitate le sperequazioni”. “Continuare con questo criterio unico non ha senso aggiunge Palma Esposito di Confagricoltura -. Serve un compromesso per inserire correttivi”.

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