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Il Sole 24 Ore

Antinori apre la via del vino ... Il sorpasso dell’Italia sulla Francia come top wine producer nel 2015 con il record di 48,9 miliardi di litri ha giovato all’immagine del vino italiano in Cina che, però, resta inchiodato al 4,5% dei vini importati, stando ai dati delle Dogane cinesi. Intesta alla classifica, ancora nettamente, resta la Francia che in Cina ha iniziato a lavorare prima dell’Italia.

Poca promozione, poca cultura del nostro vino. Tutti concordano sui motivi di questa crescita al rallentatore dei prodotti italiani. Poi Jack Ma, il grande capo di Alibaba, va al Vinitaly, brinda con vino italiano e la ruota riprende a girare.

“Sì - dice Renzo Cotarella, manager da quarant’anni in Antinori, la prima cantina privata italiana, e da dieci anni amministratore delegato dell’azienda - anche le nostre cose hanno ricevuto un’accelerazione. È un problema di corretta comunicazione, cercavamo un interlocutore che fosse particolarmente organizzato, per rendere stabile un brand molto sensibile come il nostro”.

Infatti, ieri, a Pechino, Antinori ha siglato l’esclusiva per Mailand China con Cofco, il gigante del food cinese, che ha una branch, Wine & Spirits, dedicata proprio al vino e affini.

“Non è stato facile - commenta Cotarella - il mercato cinese è molto complicato, noi vogliamo soprattutto avere un interlocutore affidabile e in Cofco l’abbiamo trovato. Le nostre cose negli ultimi tre mesi sono andate avanti spedite. Questa esclusiva che per un’azienda come] a nostra che ha centinaia di annidi storia e che fattura 160 milioni, che crede più nella qualità che nell’effetto combinato di velocità e quantità, è un valore aggiunto. Il mercato cinese per il momento rappresenta il2-3.10 delle nostre esportazioni, ma qui dobbiamo esserci e soprattutto dobbiamo esserci bene”.

Continua Cotarella: “Abbiamo molti marchi e vogliamo che tutti siano valorizzati al meglio, per far questo è importante trovare il distributore giusto, la Cina sta passando da un consumo di élite del vino, a una distribuzione più ampia, generalizzata, e soprattutto diventa Paese di produzione. Quanto di altagamma, non si sa ancora, ma lo spazio per noi c’è”. Che l’Italia abbia un tesoro

da tutelare l’ha ricordato anche l’ambasciatore Ettore Se qui nel suo intervento di apertura, e davvero l’Italia “è il Paese del vino per eccellenza”. Proprio per questo è importante che ognuno faccia la sua parte per valorizzare un simile patrimonio intangibile. A corroborare, infatti, l’accordo tra Antinori e Cofco sempre ieri al W Hotel è stata tenuta a battesimo l’Associazione cinese per la promozione del vino italiano, con sede a Pechino, advisor la China alcoholic drinks association (di cui fa parte Cofco W&S con il network di un centinaio di negozi), primi associati tra i produttori Marchesi Antinori, Cofco in pole come distributore insieme a 1919, Jiuxian, Links, Hongrun Huixin, Easy cellar, Vinitaly, presente anche nei forum a tema con Steve Kim, managing director vinitaly international ha dato un contributo alla comprensione della complessa realtà italiana.

Ci saranno nell’associazione anche le piattaforme online Tmall (Alibaba), Wineita.com, Jiuyejia, Weiniang. Tutti i partecipanti all’associazione si impegnano, ognuno per la sua parte, a contribuire al buon nome del vino italiano in Cina. Non è poco, se si pensa anche al fenomeno strisciante del vino contraffatto (si veda Il Sole 24 ore di ieri): un vino su cinque in Cina è a rischio e in questi casi è meglio prevenire che curare.

Perché in molti hanno annusato il business, pronti a utilizzare tutti i mezzi per far profitti, incluso l’utilizzo di etichette o imballaggi falsi o di vino killer realizzato in laboratorio con le devastanti, immaginabili, conseguenze per tutto il sistema italiano del vino.

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