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Il Sole 24 Ore

Per l’export italiano rischio-calo da 1,7 miliardi ... Brexit o Bremain, sul fronte dell’export, per l’Italia non sono proprio la stessa.
L’esito del referendum britannico di dopodomani - se la scelta dovesse essere di ammainare la “Union Jack” dal perimetro della Ue - potrebbe avere conseguenze pesanti anche sulle vendite di “Made in Italy” oltremanica.
A fare i conti e proiezioni è la Sace, che rielaborando in chiave “micro” lo scenario macro economico proposto da Oxford Economics, ha sviluppato delle previsioni per l’export italiano in caso di vittoria del “leave” (cioè l’addio alla Ue).
“Nel nostro ultimo rapporto - ha spiegato Alessandro Terzulli, chief economist di Sace - prevediamo una crescita media annua dell’export italiano verso il Regno Unito del 5,5% nel periodo 2017-19, ipotizzando una vittoria del “remain” nel referendum di giovedì. Ma in caso di uscita della Gran Bretagna, l’effetto sarebbe in due tempi: nel 2016 la Brexit si tradurrebbe in una minore crescita per l’export italiano verso Londra di circa 1-2 punti percentuali nel 2016 (pari a 200-500 milioni di euro in meno beni esportati). Nel 2017 l’impatto sarebbe maggiore con una contrazione del 3-7%, tra i 600 milioni e gli 1,7 miliardi di euro in meno”.
Un impatto inizialmente contenuto perché subito, modalità e tempi di uscita, sarebbero tutti da detìnirc’, che diverrebbe più importante però l’anno prossimo. I settori più penalizzati - sempre secondo Sace - meccanica
strumentale e mezzi di trasporto,
che pagherebbero il dazio maggiore. Nel 2016 la flessione potrebbe essere tra 100 e 200 milioni. Ma nel 2017,la contrazione dei
beni di investimento potrebbe
andare dal -10% al -18 per cento. Un calo di fiducia degli investitori britannici che si innesterebbe sulla riduzione degli investimenti
esteri oltremanica
Al contrario, le vendite di alimentari,
vino e tessile - aciclici
per definizione e destinati a un
segmento di consumatori che risentirebbe meno di un’eventuale
crisi - non subirebbero, almeno
nel breve periodo, variazioni negative. Anzi, il 2017 potrebbe pure portare a un rimbalzo.
Regno Unito è, in ogni caso, tuo mercato molto rilevante
per l’export italiano, la qualità
dei beni richiesti e le opportunità (elevate).
Nel 2015 il nostro interscambio commerciale è stato pari a 33,1
miliardi di euro, in aumento del
5,9% rispetto al 2014, con un saldo
positivo per l’Italia di quasi 12 miliardi. Il nostro export - paria 22,5
miliardi - è aumentato del 7,4%
sul 2014. Se il Regno Unito resterà
nella Ue, la crescita media annua
potrebbe restare comunque sopra il 5 per cento.
Il 16,8% di tutto l’export italiano è dato dalla meccanica strumentale. In particolare, pompe e
compressori, macchine per sollevamento e movimentazione,
rubinetti e valvole, impianti di refrigerazione e ventilazione. Il 14% è costituito da mezzi di trasporto e il 10,l% da alimentari e
bevande. Anche noi acquistiamo
di più da Londra (+2,8% rispetto
al 2014, per lo più mezzi di trasporto e prodotti chimici).
Segno di un legame a doppia
mandata che se Brexit non può
spezzare certamente può inceppare.

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