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Il Sole 24 Ore

La sfida in Usa e Cina e il rilancio dei territori … Il caso. I piani di sviluppo sui mercati internazionali con politiche di brand... Creare valore, soprattutto all’estero, per il vino made in Italy. È il principale obiettivo del mondo produttivo italiano secondo quanto è emerso a Milano nel corso della tavola rotonda alla scuola di dirigenti d’azienda della Bocconi. Un incontro nel corso della quale esponenti della filiera vitivinicola hanno discusso i risultati della ricerca effettuata dal Wine Management Lab di Sda Bocconi proprio sulle leve per lo sviluppo del vino italiano. L’indagine ha esplorato (in collaborazione con l’Ice) il posizionamento del vino italiano in 21 Paesi attraverso l’opinione di 170 tra importatori esteri e distributori e ha cercato di mettere a fuoco gli orientamenti strategici di 500 produttori italiani. Incrociando i dati delle due survey “sono emerse tre chiare linee d’azione - ha spiegato il docente della Sda Bocconi, Armando Cirrincione - : per il futuro del vino italiano bisogna puntare sulla varietà, intesa come differenziazione d’offerta e non solo come vitigni autoctoni, sul lifestyle indicando il vino sempre meno come bevanda e sempre più come esperienza di consumo “fine” e infine occorre valorizzare il legame con il turismo enogastronomico”.
Tutti elementi che Cirrincione ha sintetizzato in un esempio “I consumatori sono disposti a riconoscere un differenziale di prezzo a un caffè in piazza San Marco a Venezia rispetto a quello consumato in un qualsiasi bar. E questo perché rendere unica l’esperienza di consumo può diventare un vero moltiplicatore di valore”. Alcuni più che proporre linee strategiche pensano a concentrarsi sulle azioni. “Innanzitutto le due aree sulle quali scommettere - ha aggiunto il presidente dell’Unione italiana vini, Antonio Rallo - sono gli Usa (primo mercato al mondo) e la Cina (unico paese con consumi in crescita a doppia cifra). Sul fronte delle azioni vedo bene esperienze come quella della Doc Sicilia, ovvero un “brand vassoio” nel quale coabitano e collaborano marchio territoriale più ampio e sottozone più ristrette, etichetta di origine e brand aziendale: in quattro anni la Doc Sicilia è cresciuta del 60%”. Non manca chi scommette su una strategia differenziata per mercato. “Appena il 5% dei cinesi ha il passaporto e meno del 2% è stato in Italia - ha detto il presidente dell’Ice, Michele Scannavini - inutile fornire loro troppe informazioni su un paese che neanche sanno dove sia. Bisogna comporre un mix di strategia di base in Cina e promozione evoluta negli Usa dove abbiamo invece bisogno di recuperare il gap di prezzo coni concorrenti francesi. Dobbiamo essere capaci di mettere insieme identità di marca, valore simbolico dei territori e rapporto qualità/prezzo”.

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