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Il Sole 24 Ore

Un’annata a due facce per la vitivinicoltura … Produzione ancora in forte calo secondo le stime diffuse a inizio settembre ma qualità favorita da un periodo positivo dal punto di vista climatico... Per il vino campano è arrivato un aiuto dalle condizioni climatiche. Questo dopo la diffusione delle previsioni sulla vendemmia 2017 a fronte di siccità e caldo prolungato. In base a tali stime di Ismea e Unione italiana vini diffuse a inizio settembre (le ultime disponibili) la produzione vitivinicola regionale 2017 dovrebbe toccare 1,1 milioni di ettolitri, in calo del 12,5% rispetto allo scorso anno, in cui già si era registrata una forte flessione. Settembre ha portato temperature più miti e buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. E anche in ottobre sono state registrate condizioni climatiche positive. Un periodo favorevole per la vitivinicoltura, quindi, che se non consentirà di recuperare punti sul piano dei volumi produttivi di certo garantirà una qualità migliore del previsto. “La qualità si sta rivelando in molti casi sorprendente - spiega Piero Mastroberardino, titolare dell’omonimo brand simbolo dell’Irpinia (1,8 milioni di bottiglie prodotte, 12 milioni di fatturato realizzato per oltre il 30% all’estero) -. D’altro canto il prolungato caldo e la siccità hanno limitato l’umidità, che spesso è l’elemento che innesca insetti e malattie della vite. Le condizioni meteo di settembre sono state ideali”. “È indubbio che il danno quantitativo ci sia stato - aggiunge Antonio Capaldo, presidente della Feudi di San Gregorio, altra azienda dell’Irpinia (3,5 milioni di bottiglie prodotte, 25 milioni di euro di fatturato) -: le rese delle uve in vino si sono dimezzate e questo è alla base della riduzione dei volumi nella nostra area di circa il 55% rispetto alla media. Per le uve a bacca rossa la situazione si sta rivelando migliore del previsto, ma già a fine agosto sulle uve Aglianico, il vitigno base del Taurasi, invitavo alla prudenza, a non cedere ai catastrofismi”. Al di là quindi di un’annata che in Campania non sarà ricordata tra quelle d’eccellenza, tuttavia il sentimento riguardo ai vini campani, per due delle principali cantine della regione, è tutt’altro che negativo. “Non ci lamentiamo affatto - aggiunge Mastroberardino la nostra azienda sta mettendo a segno progressi a doppia cifra all’estero, ma il trend è positivo anche in Italia. E anche nella nostra area stiamo compiendo passi avanti: il consorzio di tutela vini d’Irpinia ha raggiunto i 530 soci e ha ottenuto il riconoscimento per operare erga omnes, anche sui non associati quindi. Ciò che manca, a mio avviso, è la rappresentanza istituzionale in particolare nelle operazioni di promozione del vino all’estero. La Regione Campania potrebbe fare di più”. “Io credo che le leve principali siano invece tutte interne alle aziende - dice Antonio Capaldo -, che non devono tralasciare l’aspetto dell’innovazione. In questa ottica abbiamo appena lanciato Dubl Esse, uno spumante rosato da uve Aglianico prodotto con metodo classico. L’ultimo step del nostro percorso sugli spumanti campani, avviato nel 2003. E stiamo portando avanti un progetto di microvinificazioni, circa 2mila bottiglie Panno realizzate da microparticelle di Fiano o di Greco a differenti altitudini o da vendemmie tardive. Si tratta di un approccio un po’ “borgognotto” all’Irpinia, che può aiutare non tanto a vendere di più ma a dimostrare che l’Irpinia ha grande potenziale”. Periodo climatico provvidenziale per la vitivinicoltura campana anche secondo altri operatori più a Sud, tra il Napoletano e la provincia di Salerno. “L’annata di certo non è stata ideale con oltre 180 giorni di siccità - spiega Andrea Ferraioli, contitolare con la moglie Marisa Cuomo delle Cantine Marisa Cuomo, griffe legata alla Doc Costa d’Amalfi (2oomila bottiglie commercializzate al 27% all’estero, giro d’affari di 2 milioni di euro) -. Tuttavia tra fine settembre e inizio ottobre ci sono state le giuste piogge che hanno consentito un importante riequilibrio qualitativo delle uve. Sul piano dei volumi abbiamo riportato un consistente calo delle rese, che sarà però compensato dall’ingresso in produzione di 6 nuovi ettari di vigneti. Le superfici in gestione sono giunte così a quota 31 ettari, tutte nell’area della costiera amalfitana fino a 700 metri d’altitudine, buona parte delle quali fanno capo a 28 conferitori riuniti in una coop che ho fondato 7 anni fa e dal nome eloquente: vigne spericolate”. E che il comparto vitivinicolo campano stia compiendo passi avanti è testimoniato anche dalla positiva esperienza di Vitigno Italia, la kermesse nata 15 anni fa e che ora ha raggiunto la piena maturità: circa 220 le aziende partecipanti (almeno il 50% delle quali campane) e 16mila i visitatori in due giorni durante l’ultima edizione svoltasi lo scorso maggio, nella cornice di Castello dell’Ovo a Napoli.

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