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Il Sole 24 Ore

Distretti, ricavi e margini oltre i livelli pre crisi … Industria. Intesa Sanpaolo: tra il 2008 e il 2017 il fatturato è cresciuto del 13%... Tra i cluster più dinamici spiccano food e meccanica... La geografia non muta, il Dna - in parte - sì. A 10 anni dalla crisi i distretti industriali hanno mostrato di avere anticorpi non comuni. Piegati e ridimensionati nel numero di imprese e negli occupati, restano la parte più vitale del Paese. Protagonisti della ripresa, investono in Industria 4.0, brevettano ed esplorano i mercati internazionali molto più dei competitors fuori distretto. Con Food (ovvero, Dop, Igp, marchi di qualità) e meccatronica a marcare le maggiori distanze. Il decimo rapporto annuale di Intesa Sanpaolo sull’economia e la finanza dei distretti industriali fotografa il quadro di un sistema ancora solido, in grado di reagire alla crisi rilanciando l’innovazione e la presenza oltreconfine, anche se manca ancora il coraggio che servirebbe, nel ricorrere alle leve finanziane (Pir, minibond, Borsa). Il quadro d’insieme. L’analisi, che mette a confronto i bilanci 2008-2016 di quasi 18mila aziende appartenenti a 153 distretti industriali a confronto con quelli di 54mila imprese “non distrettuali” certifica che nei “cluster” la crescita del fatturato, tra il 2008 e il 2017, è stata pari al 13%, a fronte del +8,7% delle aree non distrettuali. Anche i margini unitari sono ormai su livelli superiori a quelli pre-crisi. Al contrario, al di fuori dei distretti il divario è ancora significativo. L’occhialeria di Belluno, la gomma del Sebino bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene guidano la classifica delle performance. Tra 2006 e 2016, la base produttiva si è ridimensionata (nei distretti hanno chiuso 1500 aziende) ma si è ampliata per valori di fatturato (+12,3 miliardi di euro). Nel biennio 2018-19, poi, i distretti, che hanno già colmato il gap precrisi, cresceranno ancora: +5,8% cumulato (ovvero +2,8% quest’anno e +3% l’anno prossimo), grazie all’export (cresciuto, in media, nei cluster, del +5,3% nel 2017) e agli investimenti in automazione, spinti dagli incentivi di Industria 4.0. Corrono food e meccanica Tra le filiere che si sono dimostrate più dinamiche spiccano l’agroalimentare (+30% circa la crescita del fatturato 2008-2017) che sfrutta il know-how e la forza commerciale delle produzioni Dop e Igp (nei distretti il 72% delle aziende è in un’area a indicazione geografica). Ma anche la meccanica. Il 69% delle imprese dichiara di produrre macchinari 4.0, grazie anche ai forti legami con la filiera Ict. Non solo. Il 60% delle imprese della meccanica, nell’ultimo anno, ha acquistato tecnologia Ict da fornitori localizzati in Italia, con punte del1’80% tra le imprese “clienti” di dimensioni medio-grandi. A riprova che per l’investimento finanziario in innovazione, la dimensione ha un peso. Anzi, ha sottolineato Gregorio De Felice, il chief economist di Intesa Sanpaolo, “la prossimità geografica, propria dei distretti, può essere uno strumento per imparare prima che altrove come si diventa 4.0, con un processo di imitazione delle imprese del territorio. Anche perché si tratta di realtà più specializzate”. Marchi registrati (oltre la metà delle grandi imprese ne possiede almeno uno), brevetti e certificazioni di qualità e ambientali sono aumentati, così come è cresciuta la gittata delle esportazioni: ora i prodotti Made in Italy fanno in media 400 chilometri in più per arrivare sui mercati di sbocco. Anche se resiste un’eccessiva “concentrazione” di export sui mercati Ue. Infine, non va sottovalutato il reshoring, cioè il fenomeno di fare rientrare in Italia alcune lavorazioni in precedenza delocalizzate, soprattutto nel sistema della moda. E sempre nel fashion spicca la presenza di imprese femminili (una su tre). Al Sud cresce la quota di imprese giovanili (cioè under 35): se nei distretti sono, in media, una su 10, nel Mezzogiorno raggiungono il 15,5%, soprattutto in moda e meccanica.
Il sostegno del credito “I dati mostrano una crescita sostenuta ma disomogenea. Nel 2017 - ha affermato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - abbiamo erogato circa 50 miliardi di euro di credito a medio e lungo termine per sostenere il dinamismo delle imprese italiane. Nei prossimi 4 anni, abbiamo la disponibilità di erogare sino a 250 miliardi su questa tipologia di supporto alle aziende. Nel redigere il piano di impresa 2018-2020, abbiamo collocato - ha aggiunto - 250 milioni di euro a un fondo specifico, destinato a garantire circa 1,2 miliardi di euro di crediti da erogare alle categorie con più difficoltà ad accedere al credito, studenti, ricercatori e start-up”. Da aprile 2017, ha poi concluso Fabrizio Guelpa, responsabile Ricerca Industry & Banking , “abbiamo elaborato, per l’erogazione del credito, un modello di rating che tiene conto, oltre che dei bilanci, anche dei fattori intangibles, come marchi, brevetti e appartenenza a filiere”.

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