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Il Sole 24 Ore

L’industria del vino apre le porte all’innovazione … L’enoteca online Tannico investe altri 2,5 milioni... È uno dei prodotti più tradizionali del Made in Italy, legato com’è a particolarità regionali e a sistemi di produzione spesso ancora artigianali. Eppure, a dispetto della sua tradizionalità, il settore del vino è uno di quelli che sta avendo ritorni economici importanti grazie all’innovazione portata sul mercato da alcune startup. L’ultimo esempio è quello di Tannico. La startup italiana che ha creato l’enoteca online più grande al mondo, ha annunciato oggi un nuovo round d’investimenti da 2,5 milioni di euro. Somma che si aggiunge ai 3 round precedenti, portando così l’impresa fondata da Marco Magnocavallo e Riccardo Zilli, a raggiungere un capitale complessivo di 8 milioni di euro. “Al round - racconta Magnocavallo - hanno partecipato il fondo di venture capital P101, diversi investitori privati e il fondo Nuo Capital (per oltre il 50%) che fa capo alla famiglia Cheng Pao di Hong Kong”. La startup che nel 2017 ha raggiunto 20 mercati e un fatturato di 11 milioni di euro, punta infatti a crescere anche nel continente asiatico e ad allargare il suo business nei Paesi in cui è già presente: “Entro la fine del 2018 - rivela il fondatore - apriremo il primo wine bar a Milano e lanceremo Tannico.biz: la nuova proposta per il canale professionale rivolta a ristoranti ed enoteche”. Grazie a queste novità e ai risultati in crescita già dal primo trimestre, la startup conta di raggiungere nel 2018 una crescita del 55% e un obiettivo di fatturato compreso tra 16 e 17 milioni. “Il break even - conferma Magnocavallo - dovrebbe invece arrivare, come già dichiarato, verso la fine del 2018 o al massimo nel 2019”. Il caso di Tannico non è però l’unico successo nel panorama italiano delle startup che hanno scelto di creare innovazione nel settore del vino. Risale infatti al mese di marzo un’altra operazione che conferma questa crescita, soprattutto dal lato e-commerce. Si tratta della exit di Svinando: la piattaforma di vendite online fondata da Sara Galvagna e Riccardo Triolo nel 2013 e cresciuta all’interno dell’incubatore 2i3T dell’Università degli studi di Torino. Il 30 marzo scorso Svinando wine club ha infatti annunciato di essere stata acquisita da Italian Wine Brand, uno dei maggiori produttori di vino italiani quotato alla Borsa di Milano, attraverso la sua controllata Giordano Vini. L’importo dell’accordo non è stato reso pubblico, ma secondo gli ultimi dati disponibili, al momento dell’acquisizione la società che ha creato un business a partire dalle vendite private di vini di qualità provenienti da piccoli produttori locali, aveva oltre 100mila utenti, un fatturato di circa i milione di euro e un Ebitda positivo. L’operazione, oltre a dimostrare l’intuito degli startupper capaci di trasformare in un business redditizio le eccellenze dell’economia italiana, racconta anche come gli operatori tradizionali stiano iniziando a guardare con maggior attenzione al mondo delle startup e alle possibilità del digitale, nel tentativo di ampliare il proprio modello di business e di non perdere quote di un mercato che continua a produrre numeri importanti. Se infatti nel 2016 il settore aveva raggiunto il valore record di oltre 10,1 miliardi (fonte Coldiretti), nel 2017 la cifra potrebbe essere persino superiore visto che secondo le prime stime (fonte Vinitaly-Nomisma e Coldiretti) l’anno appena concluso ha visto un’ulteriore crescita delle esportazioni pari a quasi +7%, per un valore totale che si aggira intorno a 6 miliardi. Tuttavia se si restringe il campo al solo export digitale, gli ultimi dati pubblicati dall’osservatorio Export digitale della School of management del Politecnico di Milano, ci dicono che il settore food (di cui il vino è solo una parte) vale ancora poco: il 15% del totale delle vendite online (pari a 1,38 miliardi di euro) ma solo il 3% delle esportazioni totali del settore (che valeva 41 miliardi nel 2017 secondo i dati Istat). Le ultime operazioni sembrano però raccontare l’inizio di una svolta verso una maggior digitalizzazione che fino a qualche anno fa era quasi impensabile. “Quando cinque anni fa parlavamo alle cantine di e-commerce e di servizi online - ricorda Magnocavallo - sembrava gli stessimo proponendo di andare sulla Luna. Oggi invece aprirsi al canale online è una priorità per tutte le aziende del settore e anche per i consumatori che non vedono più come impensabile comprare in rete anche i prodotti più tradizionali come appunto una bottiglia di vino”.

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