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Il Sole 24ore

Vieti, riesplode la moda dei bianchi ... È l’ora della riscossa dei vini bianchi. Dopo annidi supremazia dei “rossi” la tendenza si è invertita. Sul fronte dei consumi, ad esempio, molti indicatori descrivono un consumatore internazionale stanco di vini robusti e dall’elevato contenuto alcolico e che si sta sempre più indirizzando verso vini meno complessi e - non ultimo - dal costo più contenuto. Ora questo trend è “certificato” anche da Eugenio Sartori, direttore dei Vivai cooperativi di Rauscedo (Pordenone), tra i leader mondiali del vivaismo vitivinicolo (57 milioni di fatturato, +10% sul 2011, 6i milioni di barbatelle vendute per il 47% all’estero) che dal proprio osservatorio, in base alle scelte effettuate in campo dai produttori, è in grado di anticipare le tendenze della viticoltura mondiale. “Spinti dai grandi internazionali come Chardonnay, Sauvignon blanc e Pinot grigio - spiega Sartori - i vitigni a bacca bianca rappresentano ormai il 65% della domanda globale. A questi vanno aggiunti il Riesling remano e il Moscato. La Spagna sta puntando molto sull’Airen e sul Macabeo, varietà bianche fortemente produttive e adatte per realizzare vini sfusi”. E in Italia? “Da noi si registra - continua Sartori - un importante ritorno del Pinot grigio in tutto il Nord-Est. I viticoltori stanno scommettendo su questo vino dopo lo stop decretato agli impianti di Glera (il vitigno del Prosecco). Si sta poi rafforzando la posizione di alcuni grandi autoctoni, come la Falanghina, il Fiano, il Pecorino e il Vermentino. Varietà che ormai si fa fatica a chiamare autoctone visto che vengono coltivate in aree che abbracciano fino a cinque regioni”.
Ma la rivincita dei bianchi non è l’unico elemento di rilievo che emerge dall’osservatorio della multinazionale friulana. “C’è una richiesta sempre più pressante - aggiunge Sartori - di doni e porta innesti che possono favorire la produttività. Una novità rilevante perché in Europa per anni si è puntato tutto sulla qualità. Poi l’ondata di estirpazioni finanziata da Bruxelles, insieme alle difficili condizioni meteo degli ultimi anni, ha portato a un crollo della capacità produttiva. E da qui sono esplose le quotazioni delle uve. I produttori vogliono ora correre ai ripari con accorgimenti e soluzioni per favorire la produttività dei vigneti”. Sul business vivaistico non mancano i riflessi dei cambiamenti climatici. “Nei paesi dell’Est europeo - aggiunge il direttore di Rauscedo - fra le poche aree nelle quali si stanno piantando vigneti, ci richiedono doni in grado di resistere alle basse temperature. Con l’Università di Udine stiamo mettendo a punto varietà che possono sopravvivere anche a 24 gradi sottozero contro i 18 di oggi”. L’ultima frontiera poi è quella dei vini a basso impatto ambientale. “Stiamo anche sviluppando - conclude - incroci che hanno al 90% il Dna della Vitis vinifera (diffusa in Europa) e al 10% In Dna di altre tipologie di vite. Tali incroci consentono quasi di azzerare i trattamenti chimici nel vigneto realizzando vini che dal punto di vista enologico e al palato non si distinguono da quelli convenzionali. E questa riteniamo sia la strada più promettente per il futuro”.


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