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Il Venerdi' Di Repubblica

Così Schiopetto fece scoppiare il caso Friuli. Dal Pinot Bianco all’ultino Sauvignon: l’eredità di un vignaiolo che ormai è leggenda ... Mario Schiopetto se ne è andato da pochi mesi. Ora tocca ai figli Carlo, Giorgio e Mariangela continuare sulla strada maestra avviata dal padre che è alla base della moderna enologia friulana. Mario aveva sensibilità, intuizione, volontà. E assoluta fiducia nella potenzialità delle vigne della sua terra. Nato in un’osteria di Udine (“Ai Pompieri”) famosa per le selezioni di vini “della casa”, si era costruito una cultura specifica girando l’Europa (specie Francia e Germania) come camionista. Appena possibile, nel ’65, si era fatto vignaiolo. E con un lavoro rigoroso, quasi maniacale, aveva prodotto bottiglie diventate leggenda: Pinot Bianco, Tocai, Ribolla, Malvasia, Riesling, Merlot. Un inno al Friuli, ma lo stile Schiopetto (eleganza, fresca complessità, pulizia, ricchezza) le rendeva internazionali. Oggi l’azienda conta su trenta ettari (Doc Collio e Colli Orientali) e ha un immenso patrimonio di affidabilità. Si levino i calici a Mario. Magari con questo limpido Sauvignon, pieno di grazia e di struttura, di profumi e di volume, di “furlanità” laureata. A Milano da “Gabuardi Pogliani”, a Roma da “Lucantoni” sui 16 euro. Collio Sauvignon 2002 Schiopetto, Capriva del Friuli (Gorizia).

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